Warhol: il genio della Pop Art! - Conosciamolo assieme ad Oj Eventi

Warhol: il genio della Pop Art!

Warhol

Andy Wharol, definito il padre della Pop Art, fu uno degli artisti più iconici del 900. Con il suo talento e la sua tecnica, rivoluzionò il ruolo dell’artista e la concezione sociale dell’arte stessa.

Si distinse per il suo modo, sincero e senza filtri, di raccontare miti e simboli della società consumista. Così facendo, lui e le sue opere, divennero delle vere e proprie icone americane.

Che co’s è la Pop Art?

La Pop Art è una corrente artistica nata negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni Cinquanta. Durante gli anni Sessanta prese piede anche in Europa. La si colloca, quindi, nel periodo del boom economico e dell’ascesa del consumismo frenetico.

In quegli anni cambiava la società e cambiavano anche le fonti d’ispirazione per gli artisti. I soggetti delle opere non si trovavano più nei contesti religiosi, ma in televisione e nelle pubblicità. Da questa idea deriva il nome “popular art”, volto a sottolineare l’importanza dei soggetti popolari in questa forma d’arte.

Prima della Pop Art, in America era presente la corrente artistica chiamata espressionismo astratto. Gli espressionisti avevano lo scopo di esprimere sé stessi e il proprio spirito attraverso l’arte. Gli artisti della Pop Art, invece, utilizzano le proprie opere per raccontare realisticamente la società che li circonda.

In particolare, negli anni Sessanta stava nascendo una società che basava il progresso sulla produzione di massa di beni di consumo. La Pop Art ha preso questa filosofia consumista e l’ha trasformata in arte ironica e provocatoria.

Naturalmente, il re della Pop Art è proprio Andy Warhol. Tra gli altri esponenti ricordiamo Roy Lichtenstein, che prendeva ispirazione dal mondo della pubblicità e dei fumetti.

Vita e carriera di Andy Warhol

Pittore, grafico e regista, Andy Warhol nacque nel 1928 a Pittsburgh, in Pennsylvania. Figlio di immigrati cecoslovacchi, trascorse un’infanzia tutt’altro che facile. Alla giovane età di 8 anni fu costretto a letto per diverse settimane e non molto dopo fu vittima di un esaurimento nervoso. Quello dell’adolescenza non si rivelò un periodo migliore. Questo perché trascorse la sua giovane età lavorando nel centro minerario – industriale di Pittsburgh.

Il lato artistico di Warhol prese vita quando iniziò a studiare come grafico pubblicitario. Si dedicò agli studi presso il Carnegie Institute of Technology, l’attuale Carnegie Mellon University di Pittsburgh. Qui venne a contatto con personaggi che, in seguito, influenzeranno la sua formazione culturale. Tra questi ricordiamo Philip Pearlstein, un pittore statunitense noto per la produzione di nudi particolarmente espressivi.

Warhol mostrò fin da subito il suo particolare talento e nel 1949 ottenne la laurea come grafico pubblicitario. In seguito, si trasferì a New York, dove potette dare il via al suo percorso artistico. Vivendo nella “Grande Mela” iniziò a lavorare come illustratore, collaborando con riviste importanti come Vogue e Glamour.  La vera svolta per Warhol avvenne, però, negli anni Sessanta. In quegli anni cominciò a dipingere prodotti di consumo molto noti in America e a ritrarre personaggi famosi in tutto il mondo… Nacque così la sua carriera come Pop Artist!

The Factory

Con il passare degli anni, Warhol volle espandere gli orizzonti del suo progetto artistico. Così, si propose come imprenditore dell’avanguardia creativa di massa. A questo proposito decise di fondare “The Factory”: un punto di ritrovo per artisti e superstar. Nacque da una ex fabbrica di Manhattan e divenne un vero e proprio luogo d’arte.

“Non era chiamata Fabbrica senza motivo. Era lì che la linea di assemblaggio delle serigrafie aveva luogo e mentre una persona produceva una serigrafia, qualcun altro poteva girare un provino. Ogni giorno si faceva qualcosa di nuovo”. Sono queste le parole che pronunciò John Cale, compositore e polistrumentista, in un’intervista nel 2002.

L’aggressione ad Andy Warhol

Era il 3 giugno 1968 quando Warhol subì un attentato per mano di Valerie Solanas. La ragazza avvicinò Warhol per proporgli di realizzare un film basandosi su un testo scritto da lei. L’artista, che stava già avendo problemi con l’FBI a causa di un altro film, si tirò indietro. In tutta risposta, Valerie lo colpì con tre colpi di pistola, ferendo anche Mario Amaya, il compagno di Warhol. Quando cercò di sparare anche verso il manager, Fred Hughes, l’arma si inceppò e Valerie abbandonò la scena del crimine.

Amaya non riportò gravi conseguenze e venne dimesso dall’ospedale la sera stessa. Warhol sopravvisse, ma le sue gravi condizioni fecero temere il peggio. Non si hanno molte notizie sulla vita di Valerie Solanas, in quanto conduceva una vita di vagabondaggio. Divenne famosa verso la fine degli anni 60, quando scrisse ed autoprodusse lo SCUM Manifesto. La parola SCUM è l’acronimo di Society for Cutting Up Men, ossia Società per l’eliminazione dell’uomo. Il Manifesto era, infatti, un vero e proprio attacco alla cultura patriarcale.

La sera dell’attentato, Solanas si costituì alla polizia e venne arrestata. Di fronte alla polizia pronunciò diverse accuse verso Warhol, sostenendo più volte che volesse rubarle il lavoro.  La vicenda ebbe evidenti effetti sulla vita e sull’arte di Andy Warhol, che ridusse drasticamente le apparizioni in pubblico. A questo proposito Billy Name, amico e collaboratore dell’artista, disse: “Era la sagoma di Andy, non l’Andy che si potesse amare”.

Valerie Solanas venne successivamente dichiarata vittima di schizofrenia paranoide. Da quel momento, continuò ad entrare ed uscire da diversi ospedali psichiatrici.  

Lo stile di Warhol

Le opere più note di Andy Warhol sono state realizzate in serie con l’ausilio di un impianto serigrafico.

La serigrafia nacque in Oriente in tempi molto antichi. Si sviluppò negli Stati Uniti nel XX secolo e divenne, ben presto, la tecnica prediletta dai Pop Artist. Il termine “serigrafia” si riferisce ad una scrittura attraverso la seta. Infatti, per ottenere le serigrafie si utilizza una stoffa che le assomiglia notevolmente. Le sue opere vengono realizzate con pochi colori e margini netti. Queste caratteristiche creano un effetto che rimanda allo stile tipico dei cartelli pubblicitari.

Warhol adottò l’uso della serigrafia per immortalare la standardizzazione del gusto popolare. Infatti, l’artista considera l’arte come “di massa” e “democratica”, in linea con i consumi dell’America nel boom economico.

Mentre gli oggetti assumono un’identità nota grazie ai mass media, l’uomo perde, pian piano, la propria personalità ed autenticità.
Warhol volle esaltare questo concetto realizzando una serie di autoritratti e diventò esso stesso un oggetto di critica. In termini di consumismo, era come se stesse creando una campagna pubblicitaria su se stesso. Questa scelta derivò dal fatto che la società, rendendolo famoso, lo aveva trasformato in un simbolo dell’arte di massa.

Si può dire che lo stesso pensiero lo abbia applicato, precedentemente, raffigurando la bellissima Marilyn Monroe. Se notate, l’immagine dell’attrice che viene utilizzata nelle opere di Warhol, e non solo, è sempre la stessa. La figura umana viene del tutto spersonalizzata e si riduce ad un semplice oggetto di critica.

La zuppa Campbell Soup

Secondo un aneddoto, nel 1962 qualcuno suggerì a Warhol di realizzare un’opera apparentemente insolita. Consisteva nel prendere un oggetto di uso comune e trasformarlo in un’icona dello stile di vita americano. L’oggetto scelto fu proprio la Campbell Soup: una tipica lattina di zuppa.

Il soggetto, a primo impatto, può risultare semplice e banale. In realtà rappresenta un importante spunto di riflessione basato sul concetto di uguaglianza e sul pensiero della società consumista.

Riguardo l’idea di uguaglianza Warhol diceva: “Ciò che è straordinario in America, è che è il primo paese dove succede che i consumatori più ricchi acquistino, di fatto, le stesse cose che acquistano i più poveri”. La lattina di zuppa rappresenta proprio quel prodotto che, presente nelle case di tutti, crea un legame all’interno della comunità.

Il concetto di società consumista trapassa dalla scelta di adottare una ripetizione di immagini. Nell’opera, infatti, l’immagine della lattina viene riprodotta ben 32 volte. Questa moltiplicazione riporta ad un’idea di società che, influenzata dalla produzione di massa, non è più in grado di dare valore ai propri beni.

Andy Warhol e la Coca-Cola

Nel 1975, Warhol scrisse un libro intitolato “La filosofia di Andy Warhol”. Nel testo è presente un particolare elogio alla bevanda tipica americana: la Coca-Cola. Warhol scrisse: “Una Coca- Cola è una Coca-Cola e non c’è denaro che ti consenta di berne una più buona di quella che sta bevendo un barbone all’angolo”.

Con questa frase, l’artista volle fare riferimento ad una democrazia che trova compimento nella società dei consumi. Affermò questo concetto in relazione al fatto che, di fronte alle caratteristiche dei prodotti più diffusi, risultiamo tutti uguali.

Furono tantissime le opere in cui Warhol scelse di rappresentare la bevanda americana. Quella che ebbe più successo fu “Green Coca Cola Bottles”. La bottiglia in vetro venne realizzata in un quadro che la vede ripetersi per 112 volte. La particolarità di questa tela è che le bottiglie non risultano perfettamente uguali l’una con l’altra. Sono presenti molti elementi di irregolarità che diventano quasi una fonte di disturbo nell’equilibrio della griglia.

Naturalmente, la scelta di mostrare questi tratti irregolari non è stata casuale. Le bottiglie di Coca-Cola rappresentano la società che, se osservata da lontano, risulta influenzata dalle caratteristiche e diversità di ognuno di noi.

Visitare una mostra di Andy Warhol

Il modo migliore per assaporare l’arte del padre della Pop Art è, sicuramente, partecipare ad una sua mostra. Osservare in prima persona queste opere dai colori sgargianti vi permetterà di percepire nuove emozioni e di avvicinarvi al pensiero dell’artista.

Nella vita veniamo costantemente influenzati dalle pubblicità e dai social media. Per questo, costruire un pensiero che sia realmente nostro può diventare difficile. Quando ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte, però, è inevitabile che vengano fuori sensazioni autentiche. Scoprendo quali sono le nuove impressioni che nascono in noi, scoviamo anche un tassello in più della nostra personalità.

Cosa ne pensi della Pop Art? Sei mai stato ad una mostra del grande Andy Warhol? Raccontacelo nei commenti!

Articolo di Sara Mangherini

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