Un dipinto dai mille volti: i segreti del Cenacolo Vinciano

Cenacolo Vinciano

 

Cenacolo Vinciano

Il Cenacolo Vinciano rappresenta, senza dubbio, una delle opere più autentiche e sublimi dettate dalla mano di Leonardo Da Vinci

Una creazione unica al mondo, che è stata in grado di ergersi ben al di sopra dell’intero panorama artistico mondiale, andando a rappresentare una sorta di Vangelo Laico, per ogni artista postumo o contemporaneo al genio di Da Vinci. 

Stiamo infatti parlando di un’opera che si è configurata, nel tempo, come un vero e proprio Trattato di Pittura su scala globale

Una produzione degna di influenzare ed orientare qualsiasi tipologia stilico – creativa afferente alla nobile arte dell’affresco

Nel corso dei decenni, il Cenacolo Vinciano si è divertito a sorprendere e strabiliare, non solo gli addetti ai lavori, ma il mondo intero. Come? Oltre che per la meravigliosa bellezza tecnico-pittorica battezzata da Leonardo, quest’opera è nota al mondo soprattutto per il grande alone di mistero che ne circoscrive ogni singolo dettaglio e pennellata.

Ma facciamo un passo indietro! 

Leonardo giunge a Milano nel 1480. Come e perché, nel 1495, una tale opera viene commissionata ad un trentenne semi sconosciuto? Scopriamolo insieme!

Sconosciuto ma non troppo! La genesi dei misteri del Cenacolo Vinciano

Da Vinci giunge nel capoluogo lombardo come inviato speciale di Lorenzo il Magnifico

La corte di Ludovico il Moro, lo accoglie, perciò, a braccia aperte. L’artista è chiamato a lavorare nel complesso di S. Maria delle Grazie, in quanto la famiglia ducale, in accordo con i frati domenicani, intende realizzare, in questo luogo, un mausoleo sepolcrale

L’obiettivo del Signore di Milano è chiaro: creare nel convento più importante della città (e quindi in un contesto di prestigio), la propria Cappella Palatina, il tempio dinastico ducale. 

Per riuscire nel suo scopo, Ludovico il Moro si circonda dei più qualificati geni pittorici dell’epoca. 

Da Bramante ad Amadeo, fino a Leonardo e a molte altre maestranze dell’alta Lombardia

Da Vinci era già riuscito ad entrare nelle grazie del Moro, ritraendo la bellissima amante del Duca, una giovanissima Cecilia Gallerani

Fanciulla destinata presto ad immortale celebrità, in quanto il ritratto in questione coincide proprio con la famosa opera vinciana “La Dama con l’ermellino”.

Leornado è, inoltre, noto a corte per le sue abili doti da fisionomista

L’artista aveva già sfoggiato il suo genio, nel ritrarre magistralmente una persona o una cosa, ritagliandone il profilo o la sagoma con le forbici, direttamente da un foglio di carta. Azione compiuta senza alcun disegno preliminare, ma guidata soltanto dalla memoria visiva.

Questo magnifico talento era stato in grado di esaltare ogni singolo cortigiano al servizio del Moro. 

Inizia così l’avventura dell’ambizioso progetto del Duca di Milano. 

I lavori pittorici per la creazione del mausoleo sepolcrale, vengono presto inaugurati!

Bramante è incaricato del progetto della tribuna della chiesa conventuale, da trasformarsi in cappella palatina. 

Mentre a Leonardo sono affidati i dipinti murali del Redentore (sulla porta tra il convento e la chiesa), dell’Assunta fra i santi Domenico e Pietro da Verona, inclusi Ludovico il Moro e Beatrice d’Este (sulla lunetta dell’ingresso principale della chiesa verso il convento), i ritratti di Ludovico il Moro e della sua 

famiglia, eseguiti a olio sopra l’affresco di Giovanni Donato Montorfano, sulla parete sud del refettorio conventuale, e dell’Ultima Cena sulla parete nord, il Cenacolo appunto, l’unica opera leonardesca superstite.

Un viaggio formato dipinto: alla scoperta degli enigmi del Cenacolo Vinciano

Ma quali segreti incredibili racchiuderà mai il celebre Cenacolo? Pronti per una totale immersione dentro questo dipinto? Reggetevi forte!

Il dipinto è ideato come un banchetto convergente sulla figura del Cristo, al centro della composizione. 

Il Gesù del Cenacolo è rappresentato a braccia aperte, secondo l’iconografia dell’imago pietatis, ma anche in correlazione con l’affresco che sta sulla parete di fronte, la grande Crocefissione del pittore milanese Montorfano. 

Prende vita, in tal modo, un insieme pittorico e contemplativo unico, che collega dinamicamente la frazione del pane con il segno della croce, com’era usuale nella tradizione conventuale.

Nell’opera, gli apostoli sono disposti in quattro gruppi di tre persone ciascuno e si dividono in due parti uguali, sei alla sinistra e sei alla destra del Cristo, Giuda compreso. 

Ed ecco il primo quesito che profuma di mistero! Perché Giuda è dipinto sulla lunga tavola, in corrispondenza della stessa linea del Cristo e degli altri apostoli, e non isolato e solo, come ha fatto il Tintoretto nella sua Ultima Cena in San Giorgio a Venezia

O ancora privo di aureola, come lo dipinse Andrea del Castagno nel convento di S.Apollonia a Firenze?

Nella descrizione evangelica, la scena vede l’entrata di Satana in Giuda e l’uscita di Giuda dalla sala dell’ultima cena: «Dopo questo boccone Satana entrò in lui. Gli disse Gesù “ciò che devi fare, fallo in fretta” ma nessuno dei commensali capì perché gli parlasse a quel modo» (Gv. XIII vv. 27/28).

Il traditore misterioso: gli interrogativi del Cenacolo, tra umanesimo e teologia

Come costruisce la scena Leonardo?  “Il traditore” viene rappresentato come partecipante al banchetto,

allo stesso modo degli altri apostoli, non è isolato (anzi, è collocato quasi nello stesso punto del discepolo che Gesù più amava, Giovanni). Non ha un diavoletto che gli entra nell’orecchio e neppure è individuato dall’assenza di aureola, in quanto nessun altro apostolo del Cenacolo la possiede. 

Giuda è riconoscibile solo dal gesto che compie (stringe la borsa dei trenta denari). 

Però egli rimane silente, muto nel suo peccato. Scomposto nel gesto di porre il gomito sulla tavola, quasi a invadere, con la sua arroganza, lo spazio della mensa preparata per tutti. 

Con la sua postura, Giuda accentua disequilibrio rispetto all’ondeggiare degli apostoli, scossi dalle parole che Gesù ha appena pronunciato e dunque concitati. 

Questi mantengono, comunque, un dialogo reciproco e un atteggiamento ordinato nella simmetria delle parti.

C’è da chiedersi ora, perché Leonardo sceglie di rappresentare Giuda secondo queste caratteristiche e cosa vuole comunicare di preciso?

L’intento di Da Vinci è quello di raffigurare un uomo superbo, dibattuto, condannato per avere tradito e soprattutto per avere volontariamente disperato nel perdono

In altre parole, Leonardo rappresenta l’insegnamento tomista della libertà dell’uomo e la questione del libero arbitrio, tanto controversa a quel tempo. 

Quest’ultima contrapponeva la tesi di un Giuda predestinato al tradimento (per consentire l’adempiersi della storia della salvezza), ad un Giuda uomo libero tra gli altri uomini, che provoca la sua condanna quale frutto delle proprie scelte. 

Insomma, quel che Leonardo nel suo Cenacolo dipinge e sintetizza, è uno straordinario incontro tra arte, teologia e cultura umanistica

Da Giuda agli Altri: l’incognita sul Cristo del Cenacolo

Potrebbe essere probabile, inoltre, che nel delineare le figure del Cenacolo in proporzioni superiori al naturale, Leonardo abbia fatto ricorso a un procedimento meccanico, come quello delle ombre proiettate

Questo procedimento si presterebbe bene alle figure degli apostoli, che sono per la maggior parte rappresentati di profilo. 

Ma come si spiega la figura del Cristo in veduta del tutto frontale? 

Ebbene, sarà forse una coincidenza, ma la sagoma del Cristo sembrerebbe corrispondere all’ombra dello stesso Leonardo.

Dunque la sua ombra medesima, potrebbe aver costituito la base dell’immagine del Cristo, posto controluce nel Cenacolo. 

Del resto, Leonardo scriveva in una sua brevissima nota: “Come fu la prima pittura: la prima pittura fu sol d’una linea, la quale circondava l’ombra de l’omo fatta dal sole ne’ muri”.

La scena che si offriva ai frati devoti convenuti nel refettorio, è di un grande dinamismo

Ogni apostolo è rappresentato cogliendone il carattere individuale e tipizzante: si capisce subito, per esempio, chi è Giovanni, chi Pietro, chi Tommaso

Ognuno di loro è “sorpreso” dal pennello di Leonardo in un atteggiamento che lo caratterizza psicologicamente nella narrazione evangelica e nel ruolo che è giunto sino a noi dalla tradizione cristiana.

Il Cenacolo Vinciano: un giallo tutto italiano

La scena esatta rappresentata dal Cenacolo, si lega ad un momento di turbamento e concitazione profondi

La pace e la convivialità della situazione, sono appena state sconvolte dall’annuncio che qualcuno, uno tra i presenti, tradirà il Maestro. 

Il grande stupore e lo sbarlordimento iniziale, dovuti all’apprensione di una simile notizia, rappresentano specifiche reazioni emotive, ben rese da Leonardo attraverso un marcato gesticolare riferibile ad ogni Apostolo.

Un espediente a cui secondo Goethe “soltanto un italiano poteva ricorrere”

Goethe, infatti, sottolinea come “il corpo degli italiani è pieno di spirito e tutte le membra partecipano a ogni espressione del sentimento, della passione e persino del pensiero”

A riprova del pensiero di Goethe, nell’opera notiamo infatti Pietro, il più lontano da Gesù, che si protende in avanti e afferra con la mano sinistra la spalla destra di Giovanni, come per incitarlo a chiedere spiegazioni su chi sarà il traditore. 

Giacomo si piega all’indietro costernato e allarga le braccia. 

Filippo si batte il petto per dimostrare la propria innocenza. 

Mentre Taddeo è rappresentato con una mano a mezz’aria, pronta a colpire l’altra appoggiata sul tavolo, come a dire “Lo sapevo!”. 

Giuda, il traditore, leggermente defilato rispetto al resto del gruppo: il suo volto è in ombra e nella mano destra stringe la sacca con i trenta denari indegnamente guadagnati.​

Cenacolo VS Cosmo: un tuffo tra astrologia e occultismo

Ma Leonardo da Vinci non era solo un pittore! Il suo genio era impregnato anche di scienza, di matematica, di botanica, di filosofia, per finire con l’astrologia e l’occultismo

Grazie al Codice Atlantico, oggi sappiamo che questi ultimi due campi occupavano un posto di rilievo negli studi del maestro. Non stupisce quindi, che il Cenacolo possa essere letto anche come una rappresentazione del Sistema Solare e dello Zodiaco, dove ogni apostolo è dipinto secondo le caratteristiche archetipiche del segno astrale a cui corrisponde. 

Per esempio, l’apostolo Tommaso è dipinto in corrispondenza del pianeta Mercurio e del segno della Vergine, Pietro nella posizione di Giove e del Sagittario

Il capo degli apostoli e fondatore della Chiesa, è descritto nei Vangeli come un uomo dalla grande nobiltà d’animo, ma instabile e incerto, proprio come il segno di fuoco che rappresenta. 

Pietro è infatti rappresentato nell’atto di scattare in piedi, dinamico come la freccia che scocca dall’arco del Sagittario. 

Giuda invece è lo Scorpione, nella posizione di Marte

Un segno infedele, che rappresenta disintegrazione e morte; le sue dita sono contratte come le tenaglie dello scorpione pronte ad attaccare. 

Gesù infine è il Sole, che con la sua luce divina illumina la scena e l’universo.

Da Vinci e il suo Cenacolo: a spasso nella Pop Art

Italo Calvino diceva che un classico “non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, e se questo vale per i romanzi, vale certamente anche per le opere d’arte. 

Esistono infatti innumerevoli copie dell’Ultima Cena, realizzate con altrettante tecniche, da diversi artisti. 

Giacomo Raffaelli, per esempio, ne realizzò una copia a mosaico per Napoleone, mentre nella Cappella di Santa Kinga, è possibile ammirare l’Ultima Cena scolpita nella roccia della Miniera di sale di Wieliczka. Anche molti importanti artisti contemporanei, hanno reso omaggio al capolavoro di Leonardo.

Risale agli ultimi anni di vita di Andy Warhol, il 60 Last Supper, mentre nel 1998 George Chakravarthi

posò nudo nei panni di Cristo circondato da 12 donne in sari, durante la performance Resurrection

Anche David Lachapelle, artista noto per le sue fotografie caratterizzate da soggetti irriverenti, accostamenti provocatori e dissacranti e colori accecanti, ha re-interpretato l’Ultima Cena all’interno del ciclo Jesus is My Homeboy

In questo caso, Cristo è vestito con i colori dell’originale leonardiano, ma ha il collo tatuato, 

gli apostoli sembrano gangsters e sulla tavola apparecchiata con una cerata, si notano hamburgers e bottiglie di birra. 

Cenacolo Vinciano uguale sorprese infinite: l’ultima scoperta di Pinin Brambilla Barcilon

In seguito al lavoro della restauratrice Pinin Brambilla Barcilon, durato più di vent’anni, dal dipinto sono emersi dettagli, che a causa dell’usura del tempo non erano più visibili. 

Fra questi, piccole gemme preziose incastonate su ognuno degli abiti dei dodici apostoli e di Cristo

Potrebbe sembrare un particolare di poco rilievo, ma lo studio ha dimostrato come esso sia invece importantissimo per l’analisi della simbologia dell’opera.

Leonardo avrebbe utilizzato le “Pietre del Paradiso” che compaiono nel libro dell’Esodo, per caratterizzare ognuno dei personaggi dipinti e assegnare a ciascuno una precisa funzione nella scena.

Secondo la studiosa, Leonardo avrebbe associato le dodici gemme ad ognuno degli apostoli, per mezzo di un criterio ben preciso: sulla veste di San Giovanni compare uno “yahlom”, un diamante che simboleggia la spiritualità e il cuore puro, note caratteristiche dell’apostolo stesso. 

Su quella di Andrea si può notare una pietra blu, che secondo la tradizione medievale associava l’apostolo alla fondazione della Città celeste descritta nell’Apocalisse.

Infine, Gesù: per lui uno smeraldo, simbolo di pace e rinascita, e simbolo della tribù di Levi, l’unica ad avere, secondo le scritture, accesso al sacerdozio.

Dettagli interessanti, che contribuiscono alla comprensione di un dipinto complesso, che ha in sé importanti rimandi teologici.

Hai mai ammirato dal vivo il Cenacolo Vinciano? Ti vorresti immergere negli enigmi delle pennellate di Leonardo?

Articolo di Sebina Montagno

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