
Tra le bellezze religiose che la Capitale ha da offrire, è impossibile non imbattersi nella Scala Santa!
Nei suoi secoli di vita, la Scala è stata testimone di molti cambiamenti epocali e racconta più storie di quante se ne possano contare. Questa non è soltanto un’importante meta di peregrinazione religiosa, bensì una rappresentante secolare della cultura della Città Eterna sotto tutti gli aspetti.
Sapevi, ad esempio, che è grazie a questa Scala se Martin Lutero ha dato vita al Protestantesimo?
O che la Scala Santa è stata la prima testimone della presa di Roma del 1870?
Oltre che luogo di culto e devozione, la Scala ha tante inaspettate qualità da mostrare a chi ha il piacere di visitarla. Perché non lo scopriamo assieme?
Cos’è la Scala Santa
La Scala Santa deve il suo nome alla leggenda per la quale essa fu percorsa da Gesù Cristo per assistere all’interrogatorio da parte di Ponzio Pilato, prima della sua Passione e crocifissione.
La sua denominazione completa è Santuario Pontificio della Scala Santa ed essa è tra le più celebri, se non la più celebre, meta di pellegrinaggio dell’intero mondo cristiano-cattolico. Non vi è pellegrino o fedele che non la conosca e non l’abbia visitata. Essa si compone di 28 gradini che conducono alla cappella e si salgono rigorosamente in ginocchio per venerazione alla Passione di Gesù.
Si trova nelle adiacenze della Basilica di San Giovanni in Laterano e custodisce la preziosa Sancta Sanctorum, altro luogo sacro ove si venera l’immagine del SS. Cristo Salvatore Acheropita.
Il Santuario, essendo parte del Laterano, è compreso fra i beni della Santa Sede e, secondo i Patti Lateranensi del 1929, gode appieno il diritto di extraterritorialità.
La Scala Santa è raggiungibile in bus tramite le linee 81, 85, 87 presso Piazza Venezia e le linee 16, 714 e 360 dalla Stazione Roma Termini. In metro è invece raggiungibile scendendo alle fermate San Giovanni e Manzoni con la metro A oppure San Giovanni se si prende la metro C.
La leggenda dietro la Scala Santa
Secondo la tradizione, la Scala Santa è la scala salita da Gesù Cristo per raggiungere l’aula dove si svolse il processo a suo carico insieme a Barabba.
Una prima versione della leggenda, nata nella Roma medievale, afferma che la scala sarebbe stata trasportata a Roma da Sant’Elena Imperatrice, madre di Costantino I, nel 326.
Una sua variante racconta invece che l’imperatrice fece trasportare dal pretorio di Pilato stesso la scala, da Gerusalemme fino a Roma.
In memoria di questo, il complesso fu nominato Scala Pilati o Scala Sancta. Vi sono alcune testimonianze scritte che, per quanto discusse, avvalorano la storiografia del luogo. Le prime testimonianze di questo memoriale della Passione sono in un passo del “Liber Pontificalis” scritto sotto papa Sergio II, nel IX secolo, e in una Bolla di Pasquale II, quindi intorno al 1099 ed il 1119.
Molte leggende del tempo legavano la figura di Costantino I a luoghi di culto, data l’importanza che l’imperatore ebbe per il Cristianesimo grazie al suo Concilio di Nicea . Fu infatti grazie al suo celebre Editto di Milano del 313 che Roma adottò ufficialmente la religione cristiana come religione di Stato.
Storia della Scala Santa
È certo che la Scala Santa era situata nel complesso dei Palazzi Lateranensi, antica sede dei Papi.
Fu qui che Sisto V la fece collocare, nel 1589, davanti alla cappella papale.
Ad oggi permane in questo luogo di cui, col tempo, è rimasto l’unico edificio ancora utilizzato.
La costruzione del convento attiguo si ha nel 1853, ad opera di Pio IX.
Egli ne curò i restauri e ne promosse il culto fra i devoti. L’edificio è da allora stato affidato alla Congrega dei Passionisti.
Lo stesso pontefice Pio IX, per imprimere il culto del luogo nei locali, personalmente salì la Scala Santa in ginocchio. Era questa una sua pratica regolare fino al 19 settembre 1870, vigilia della romana breccia di Porta Pia a cui conseguì la sua volontaria reclusione in Vaticano.
Vari personaggi illustri hanno fatto penitenza lungo questa Scala, due dei quali sono particolarmente importanti. Stiamo parlando di Martin Lutero e Charles Dickens, i quali hanno avuto impressioni discordanti riguardo la stessa.
Tra dubbi e riflessioni: la percezione della Scala nel tempo
Il padre del Protestantesimo, giunto in pellegrinaggio dalla Germania alla Città Eterna, percorse la Scala Santa nel 1510. Al suo tempo si diceva che chi recitava il “Padre Nostro” ad ogni gradino, giunto al termine avrebbe potuto redimere un’anima cara dalle pene del Purgatorio.
Si dice che Lutero, giunto in cima, abbia dichiarato ai presenti “Chi può dire quanto ci sia di vero in ciò?”, scatenando un acceso dibattito fra lui e i gli ecclesiastici locali. Molti storici credono che sia stato questo pellegrinaggio a far sorgere i primi dubbi nella fede cristiana da parte del frate.
L’episodio della Scala Santa viene spesso indicato come ispiratore delle famose 95 tesi che in seguito l’agostiniano fisserà sulle porte della cattedrale di Wittenberg nel 1517, sancendo così il suo sentimento antiromano e aprendo quel dissenso che darà voce ai Protestanti.
Diversa è invece l’impressione di Charles Dickens. L’autore dell’ “Oliver Twist”, nonostante fosse un fervente e devotissimo cristiano, ebbe molto da ridire sulla funzione e l’uso della Scala Santa.
Durante il suo viaggio in Italia del 1845, scrisse di quest’ultima: “Non ho mai visto in vita mia nulla di così ridicolo e sgradevole in una volta sola.”
Ammonì oltremodo riguardo ai pellegrini che percorrevano la Scala sulle loro ginocchia. Per lo scrittore salire quei gradini era un “pericoloso affidamento ad osservanze faziose”.
Dickens si riferiva a quella branca di persone scettiche della reale storicità della Scala Santa romana. Specialmente la sua autenticità è stata più volte messa in dubbio, essendo nota già al tempo l’esistenza di diverse altre “Scale Sante” sparse per il mondo cristiano.
La struttura del complesso: il Sancta Santorum e il Cristo Acheropita
L’intera struttura del Santuario Pontificio della Scala Santa comprende, oltre la suddetta Scala, anche il Sancta Sanctorum, l’oratorio di San Silvestro in Palatio, il Triclinio Leonino e l’oratorio del Santissimo Sacramento al Laterano.
Il Sancta Santorum, noto anche come cappella di San Lorenzo in Palatio, era la cappella privata del papa fino agli inizi del XIV secolo. Ignota è la sua fondazione o chi sia il fondatore. Si sa che, in origine, era dedicato a San Lorenzo. Le testimonianze si moltiplicano dall’Anno Mille in poi, rendendo plausibile, secondo gli storici, l’ipotesi per la quale questo luogo era il santuario più venerato della Roma medievale.
Prese la nominazione di Sancta Sanctorum dal IX secolo, per via delle molte reliquie di santi ivi custodite.
Fu adibito ad oratorio privato del Papi fino al Rinascimento.
In questa cappella sono conservati numerose sacre reliquie di grande importanza.
Una delle più preziose è l’Acheropita lateranense, ossia la pala d’altare della cappella papale.
Leggenda vuole che questo affresco non sia stato prodotto da mani umane e che il suo culto fosse tanto antico quanto radicato presso la comunità che fu grazie ad esso se il Sancta Sanctorum non venne né danneggiato dal terremoto del 1527 né intaccato dal sacco del Lanzichenecchi, entrambi avvenuti nello stesso anno.
Oggi il Sancta Sanctorum, insieme al complesso della Scala Santa, rimane a testimonianza di un millennio di storia del pontificato romano.
Il tesoro e il reliquiario
Altresì importante sono il tesoro e il reliquiario.
Il primo è stato aperto soltanto due volte nella storia della Chiesa, nel 1521 e nel 1902, quando vennero esaminate le ossa del cranio di Santa Agnese ivi conservate. Il tesoro contiene preziosi lavori in legno pregiato, oro, argento, avorio, miniature, tessuti, ricami e pergamene di incalcolabile valore artistico, storico e religioso.
Il secondo, oltre la già citata santa, contiene molte reliquie insigni.
Per molti secoli qui si conservarono anche le teste degli Apostoli Pietro e Paolo finché, a metà Trecento, non vennero traslate sopra l’altare maggiore nella Basilica di S. Giovanni in Laterano.
E tu andrai a visitare la Scala Santa? Che aspetti a dircelo nei commenti? Condividi l’articolo sui social, se ti è piaciuto!
Articolo di Gianguido Tridente

