Quartiere Coppedè: cosa vedere - Oj Eventi

Quartiere Coppedè: cosa vedere

quartiere coppedè

Il Quartiere Coppedè non è quello che di solito si intende con la parola “quartiere”, bensì un gioiellino romano che cattura lo sguardo. È situato fuori dai punti più squisitamente turistici, tra piazza Buenos Aires e via Tagliamento. Il quartiere Coppedè è raccolto tuto attorno a piazza Mincio e la sua area ridotta lo rendono adatto ad una visita anche dei bambini. Di sera l’atmosfera è ancora più affascinante e magica. A proposito di magia, è interessante il rimando esoterico ai numerosi simboli che potrete ammirare un po’ ovunque. Il modo più semplice per raggiungere il Quartiere Coppedè è con il tram (3 o 19) o con il bus fino alla fermata Buenos Aires.

Che significa Coppedè?

Gino Coppedè nacque a Firenze nel 1866 e ottenne il Diploma di Professore di Disegno architettonico presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Alla fine del secolo conosce Evan Mackenzie, amicizia che lo porta a riprogettare il castello della famiglia Mackenzie presso il quartiere Castello di Genova, che dà in nome alla Spianata di Castelletto. All’alba del Novecento entra a far parte della Regia Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, divenendo in seguito anche ingegnere. Nel 1917 diventa docente universitario a Pisa, ma il motivo principale per cui lo ricordiamo oggi è appunto la zona che prende da lui il nome.
Nei primi decenni del Novecento, infatti, Roma vede una grande espansione edilizia, e con il fascismo l’architettura Razionalista. Nel 1909 il sindaco Ernesto Nathan richiese un nuovo Piano Regolatore, ideato dall’ ingegnere Edmondo Saintjust di Teulada. L’obiettivo era quello di “collegare” la Roma contemporanea con quella storica.

Il progetto di Coppedè, del 1913, infatti era un quartiere nel quartiere, che aveva alle spalle proprio questo scopo. I lavori vengono iniziati nel 1917. Di fatto, la morte dell’architetto nel 1927 lascia un progetto incompiuto, rallentato già dalla guerra. I lavori vengono ripresi dal genero Paolo Emilio Andrè.

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Com’è il quartiere Coppedè?

Via Dora è il punto di accesso al Quartiere Coppedè. Sopra alle vostre teste troverete un arcone che rende tutto il distacco dal resto. La chiave dell’arcone è lo stemma della famiglia Medici. Al centro della volta decorata con ceramica policroma noterete un grande lampadario in ferro battuto decorato con putti.

L’arco e le sue colonne danno un meraviglioso effetto scenico, segno che il quartiere che vi aspetta sarà un complesso organico separato dalla “solita” Roma. La firma dell’architetto è ancora visibile su una delle due colonne. Ad accogliere i visitatori troverete una statua della Madonna con il Bambino.

Cosa visitare nel quartiere Coppedè?

Piazza Mincio, che ruota attorno alla Fontana delle Rane, è il punto di convergenza delle vie del quartiere. Coppedè realizzò la fontana nel 1924 con l’intento di omaggiare la fontana delle tartarughe progettata da Giacomo della Porta e realizzata da Taddeo Landini con l’aggiunta delle tartarughe da parte di Bernini, situata in Piazza Barberini.

Il palazzo del Ragno deve il suo nome alla rappresentazione di un ragno d’oro con la sua ragnatela in finto mosaico sul portone di ingresso. Il ragno rimanda all’operostità e al lavoro, infatti sul balconcino al terzo piano potete leggere la scritta “Labor”.  Ma può anche ricordare per forma il Sole. Il Palazzo conta quattro piani ed una torretta: deliziosa la facciata con gli archi ed un faccione. Invece sul lato che dà su via Tanato è possibile leggere il motto “Maiorum exempla ostendo/ Artis praecepta recentis”, che significa “Mostro gli esempi degli antichi come regole dell’arte moderna”. I martelli   sono di simbologia massonica, a significare la volontà di spezzare le catene della schiavitù dell’artista, mentre l’incudine è un altro rimando all’operosità.

I Palazzi degli Ambasciatori, i Villini delle Fate ed i villini di via Ombrone

Fontana Delle Rane E Villino Delle Fate

I Palazzi degli Ambasciatori sono due edifici a pianta triangolare su cinque piani, che si incontrano sopra l’arcone di ingresso di via Dora.
Si indica Villini delle Fate un complesso di tre edifici con mura in comune e sono, tra tutte le particolarità del Quartiere Coppedè, quelli che destano più stupore. Le decorazioni di queste abitazioni sono praticamente il simbolo del quartiere. Hanno subito anche un recente restauro, grazie ad una società privata. Le decorazioni sono varie e divise in fasce. Nella parte bassa prevalgono motivi geometrici, più in alto vi è un festone e ancora più su personificazioni e ritratti, come i volti di Dante e Petrarca. Sulla torretta si vede un orologio con motivi zodiacali. Grazioso anche la scala con il loggiato decorato con angeli. Molti i materiali decorativi: legno, laterizi, travertino, ferro battuto, terracotta.
Dal lato di via Olonia è presente una rappresentazione dell’albero della Vita, compreso di meridiana. Tra le altre decorazioni vi sono anche scene di guerra con iscrizioni in latino.

I Villini di via Ombrone hanno pianta quadrangolare: Coppedè vi curò la funzionalità degli ambienti giorno e notte. Gli interni hanno ricchi soffitti a cassettoni, portoni decorati e maioliche e mosaici per i locali di servizio.

Stili e simbologia del Quartiere Coppedè

Uno dei capisaldi dell’architettura di Coppedè è il castelletto quattrocentesco. Questo elemento, infatti, viene continuamente sviluppato e ripreso con molte variazioni: torri, comignoli, scudi, putti. L’intero quartiere è un tripudio di stili e simboli, tra i primi rientrano il Liberty, l’Art Decò, richiami all’arte classica, medievale, ma anche gotica e barocca. Tutto ciò in contrasto con il gusto per il Razionalismo degli anni Venti.
Abbiamo già visto alcuni dei simboli reppresentati sulle facciate degli edifici, a cui ne aggiungiamo solo alcuni come l’ape che rimanda alla laboriosità, la chimera che rappresenta il Male, il pesce che è un rimando all’acqua e probabilmente a Cristo. Oppure il gufo e la civetta: positivi perché simboli di minerva ma anche negativi perché portatori di brutte notizie.

A pochi passi dal Quartiere Coppedè troverete anche la bellissima chiesa di Santa Maria Addolorata in piazza Buenos Aires, quartiere Trieste. È in stile neo-paleocristiano e fu progettata agli inizi del Novecento, progettata da Giuseppe Astorri.

Allora, vi ha incuriosito questa breve panoramica sul Quartiere Coppedè? Conoscevate i simboli che sono visibili sulle facciate degli edifici? Fatecelo sapere nei commenti!

Articolo di Samantha Musolino

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