Paderno Dugnano: dai feudi lombardi allo Spazio

Paderno Dugnano

Posto a Nord di Milano, il comune di Paderno Dugnano ha prosperato nel tempo, diventando presto una bellissima cittadina di 46.000 abitanti. Oggi Paderno si caratterizza come intricata rete urbana, occupante buona parte dell’alta Pianura Padana

Paderno ha dimostrato, negPaderno Dugnano li anni, di essere in grado di tener sotto scacco tutte le attività agricole della zona più ricca territorialmente, ossia quella compresa all’interno del Parco Grugnotorto Villoresi e attraversata dal fiume Seveso, a Sud della Brianza.

Il centro trae le sue radici da antiche egemonie feudali alto-lombarde

Sì, ma cosa c’entra lo Spazio in tutto questo? Scopriamolo insieme!

Prima un pò di storia: le radici feudali di Paderno Dugnano

Da Paderno, in epoca romana, passava la via Mediolanum-Bellasium, strada romana che metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Bellasium (Bellagio).  Anticamente, il comune di Paderno si identificava a Sud con Cusano e a Nord  con Dugnano

In epoca napoleonica, rintracciamo già alcune testimonianze legate ad un primo tentativo di unificazione della parte settentrionale dell’abitato, con Cusano.  Il tentativo venne interrotto da un evento di ben maggior portata: la proclamazione del regno Lombardo – Veneto.

Nel 1862, la località assunse il nome ufficiale di Paderno Milanese, per distinguersi da altre località omonime. In seguito all’Unità d’Italia, si cominciò a pensare alla riorganizzazione interna del paese. Così, con il regio decreto del 17 marzo 1869, a Paderno Milanese vennero annesse Dugnano, Incirano, Cassina Amata e Palazzolo Milanese.

La scelta definitiva del nome da attribuire al nuovo comune unificato, fu particolarmente difficoltosa. Un suggerimento arrivò persino da Alessandro Manzoni, il quale propose la denominazione di Padergnano, che tuttavia fu poco apprezzata. 

Nel 1880, il Consiglio Comunale deliberò il nome di Borgosole, che però risultò poco accetto e venne abolito tramite una petizione firmata dalla maggioranza dei cittadini. 

Soltanto il 1º febbraio del 1886, in seguito ad un regio decreto, venne sancita l’attuale denominazione di Paderno Dugnano.

A caccia di origini: lo Stemma di Paderno Dugnano

La storia dello Stemma cittadino di Paderno Dugnao, risulta molto intricata, ma sempre orientata da scelte precise legate al carattere storico peculiare di riferimento.

La figura del castello fa riferimento ad un’antica fortificazione, i cui resti sono stati rilevati sul territorio della frazione di Palazzolo.

Quella del caldaio che sovrasta lo stemma, deriva dalla famiglia lombarda dei Calderari, che a partire dal 1683 esercitava la propria egemonia sul feudo di Paderno.

Il bandato di verde, deriva dallo stemma della famiglia milanese dei Dugnani, feudatari delle terre di Dugnano dal 1683.

 Le due “fasce” di rosso, derivano invece dallo stemma della famiglia lombarda degli Imbonati, che a partire dal 1697 erano stati i feudatari della terra di Cassina Amata, oggi frazione di Paderno Dugnano. 

Con D.P.R. del 25 settembre 1989, al Comune di Paderno Dugnano è stato concesso il titolo di Città.   

Verso il Medioevo e Oltre: bellezze e meraviglie di Paderno Dugnano

Prima di addentrarci a parlare della nostra chicca, in merito al trepitante binomio missioni spaziali/ Dugnano, dobbiamo porci una domanda di estrema importanza. 

E cioè: cosa rende questo comune, un luogo tanto attraente e suggestivo?

Rispetto al patrimonio architettonico locale, la famosa Villa Calderara merita sicuramente una visita approfondita. 

Si tratta di una residenza signorile facilmente identificabile come edificio settecentesco, a causa di tutta una serie di elementi tipici, come i balconi in ferro battuto sagomati e la relativa fisionomia 

simil barocca, che prende le distanze dall’originario assetto medievale. 

Se si osserva il complesso con attenzione, è ancora possibile notare elementi di successive modifiche, risalenti maggiormente alla prima metà del 900’. 

Primi fra tutti, il complesso delle scuderie e dei fienili, ascrivibili a non prima del XX secolo.

Villa Maga merita un discorso a parte. Si tratta infatti di un luogo unico e profondamente suggestivo.

Complesso contemporaneo a Villa Calderara, la struttura sembra armonizzarsi perfettamente all’interno dell’affascinante tessitura del centro storico di Paderno.  

Villa Maga presenta una pianta a corte, con l’ala nord raggiungibile percorrendo uno splendido vialetto alberato. 

Sulla sommità della torretta del Belvedere, possiamo ammirare lo splendido parco che circonda la villa nella sua interezza.

Nei pressi della Strada Comasina, ecco infine sbucare l’oratorio della Madonna del Pilastrello.

Stiamo parlando di uno dei luoghi di culto più misteriosi della regione. 

La data di origine resta ancora incerta, ma sembra comunque antecedente al XIII secolo.

Il complesso custodiva un tempo il Crocefisso del Pilastrello, oggi spostato all’interno della Chiesa 

di S. Maria Nascente, nella frazione di Paderno.

Dugnano è la patria della Parrocchiale dei Santi Nazaro e Celso, opera architettonica eretta in stile neoclassico su progetto di Giacomo Moraglia e impreziosita dagli affreschi dipinti di Luigi Tagliaferri. All’interno della Parrocchiale si possono ammirare le reliquie dei martini Bonifacio e Fortunato.   

Una Paderno Dugnano spaziale: la storia formato UFO dei fratelli Judica Cordiglia

Ed eccoci pronti a gettare uno sguardo alla tanto attesa ciliegina sulla torta!

Cosa lega il Comune di Paderno Dugnano al nome dei fratelli Judica Cordiglia? Chi sono i Judica?

Ma soprattutto, cosa c’entrano gli alieni e lo Spazio in tutto questo?

I fratelli Judica Cordiglia, sono ormai entrati a far parte dell’enorme oceano delle Scienze di Confine, zona immensa, che coinvolge lo scibile ignoto dell’Universo

Nati a Paderno Dugnano, i fratelli Achille e Giovanni Cordiglia, sono stati, per decenni, dei veri appassionati di telecomunicazioni.

Ebbero la loro grande notorierà negli anni Sessanta del secolo scorso, per aver captato le comunicazioni dei primi satelliti, sovietici ed americani, inviati nello Spazio.

Ma la loro fama è stata ampliata, soprattutto, per l’aver captato (e registrato) delle “voci” nello Spazio. Comunicazioni di astronauti non identificati, mandati in orbita prima di Jurij Gagarin.

Cosmonauti “persi” nello Spazio, a quanto pare deceduti con orribile e straziante dolore.

Qualche anno fa, l’editoriale “UFO Magazine“, in collaborazione con il CUN (Centro Ufologico Nazionale), 

ha approfondito il tema su questo mistero. Come? Con una serie di articoli “ad hoc”, che fanno della questione uno dei rebus più enigmatici della Storia Contemporanea.

Ma oltre all’affascinante quanto orrida faccenda dei cosmonauti scomparsi, esisterebbe un eposidio – collegato agli astronauti “non catalogati” – che sembrerebbe ricondurre alla presenza di un “qualcosa” di non identificato vicino ad una capsula spaziale.

Paderno ai confini dell’universo: i fratelli Cordiglia intercettarono davvero la presenza di un UFO?

L’episodio è riportato anche all’interno dell’opera di Frank EdwardsLa verità sui Dischi Volanti” (1966). 

In questo resoconto ufologico, scritto da un giornalista fuori dalle righe, possiamo leggere che: 

Nel giugno 1962, alla mia corrispondenza su cinque vittime spaziali russe, fu dato grande risalto dalla stampa di tutto il mondo. 

Quell’elenco comprendeva il caso di una coppia di astronauti russi, un uomo e una donna, lanciati in orbita da Baikonour, lago di Aral, il 17 febbraio 1961.

Quel giorno, e per sette giorni seguenti, le stazioni sintonizzate sulla capsula, tra le altre quelle di Bochum, di Uppsala e persino quella di Torino (dei fratelli Cordiglia), poterono registrare alcuni dei dialoghi tra gli sventurati cosmonauti e la stazione della loro base. 

Per un’avaria, i due non poterono lasciare la loro orbita e si presume che vi siano morti (…).

(…) Mentre la coppia condannata orbitava sull’Europa, nel tardo pomeriggio del 24 febbraio 1961, le stazioni di Bochum, di Meudon e di Torino, fra le altre sintonizzate sulla loro capsula, ne ascoltarono i comunicati.

Pur dicendosi in buone condizioni fisiche, i due astronauti facevano presente che si era quasi esaurita la loro scorta d’aria e che non avevano più luci a bordo. 

La voce dell’uomo comunicò che in quel momento gli era praticamente impossibile la lettura degli strumenti, e aggiunse che i segnali radio gli giungevano molto deboli (…).

Il testo di Edwards continua poi a parlare dell’episodio, in questi temini:

(…) la capsula si manteneva nell’orbita prestabilita.

A questo punto, intervenne la voce della donna:

Lo acchiappo io e lo tengo stretto con la destra! Guarda dall’oblò! Guarda dall’oblò! L’ho preso…”.

La voce del compagno, esplose dopo qualche secondo:

Hei! Qui c’è qualcosa! C’è qualcosa… (tre secondi di parole concitate e confuse (…). 

Se non ce la caviamo, il mondo non saprà mai niente! Non mi riesce…“.

A questo punto era seguita qualche incomprensibile fonazione. Dopo di che, la stazione della base interruppe ogni tipo di comunicazione con la capsula della coppia dispersa.

Dall’esame dell’intonazione e delle parole, risulta chiaro che la coppia degli astronauti russi, condannati a perire a bordo della loro capsula, doveva avere avvistato qualcosa nello spazio immediatamente vicino.

Un oggetto o simil tale che, dopo la sorpresa del primo momento, li aveva letteralmente terrorizzati

L’incidente si produceva a sei mesi da uno analogo, del quale era stato protagonista uno dei nostri missili (…).

Fin qui l’episodio. Il giornalista Edwards quindi, sospettava che un UFO avesse causato dei grossi problemi a quella capsula, in una di quelle missioni, ufficialmente mai avvenute.

E la sua ipotesi, leggendo la trascrizione della registrazione, non è certo campata in aria

Nella drammatica comunicazione, si parla di un qualcosa “tenuto stretto, preso (ndr intercettato visivamente)”. 

E poi, quando si afferma per ben due volte “qui c’è qualcosa”, si riferisce ad una “cosa” vista molto vicino alla capsula, ormai in difficoltà tecnica. 

Inoltre, gli astronauti speravano di sopravvivere, perchè “il mondo doveva sapere” che c’era un qualcosa di straordinario e non convenzionale nello Spazio.

Paderno Dugnano: i misteri irrisolti dei fratelli Cordiglia

Questi astronauti, purtroppo deceduti (e captati quindi, tra gli altri, anche dalle onde radio dei Cordiglia) avevano davvero visto un UFO? 

Non lo sappiamo con certezza, ma la presenza di ipotetici “oggetti artificiali extraterrestri” non è da scartare, viste anche le numerose testimonianze di astronauti in orbita terrestre

E se fosse stato un velivolo alieno, questo mezzo può aver causato il decesso dei cosmonauti di cui parla Edwards? 

Se la trascrizione della comunicazione è corretta, la questione si fa ancora più inquietante. 

Quanti astronauti “non identificati” hanno avuto a che fare con questi incontri nello Spazio? 

Ed è possibile che la maggior parte delle tragedie “non catalogate”, possono aver come causa principale la presenza di UFO nelle vicinanze, con effetti catastrofici sulle sonde

Il mistero su questo ed altri episodi spaziali è ancora molto fitto.

Ti stuzzica l’idea di esplorare tutte le bellezze e i misteri di Paderno Dugnano? Muori dalla voglia di visitare il luogo che diede i natali alle avventure spaziali dei Cordiglia? Faccelo sapere!

Articolo di Sebina Montagno

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