
Opicina (chiamata anche Villa Opicina) è un borgo di circa 8000 abitanti, situato sopra Trieste, distante pochi chilometri dal confine con la Slovenia e sospeso a circa 300 metri d’altezza. Fu proprio il popolo sloveno, che iniziò ad emigrare a Trieste e nei territori vicini già dal tempo di Carlo Magno, a battezzare il borgo con il nome Opčine che significa letteralmente “presso il dirupo/precipizio”, facendo direttamente riferimento alla posizione del paese. Il paesello infatti sorge sull’Altopiano del Carso, fungendone da principale centro e quartiere residenziale.
Il mito del Tram di Opicina: storia, segreti e come muoversi
Non si può nominare Opicina senza evocare il ricordo del suo tram leggendario, divenuto un vero e proprio simbolo della città. Nata quando Trieste faceva ancora parte dell’Impero Austro-Ungarico, la celebre linea 2 del tram di Opicina parte da piazza Oberdan a Trieste e collega il centro cittadino all’altopiano carsico, regalando scorci unici sul Golfo di Trieste. Il New York Times lo ha inserito tra i “5 percorsi ferro-tranviari perfetti per apprezzare le bellezze del foliage autunnale in Europa” e ne ha esaltato l’aspetto d’altri tempi, che ricorda anche a chi non l’ha vissuta di persona l’eleganza di un’epoca ormai lontana.
La sua costruzione ebbe lo scopo di sostituire la preesistente Ferrovia Meridionale, che collegava Trieste a Vienna e che si rivelò inadeguata per raggiungere velocemente l’altopiano. La Ferrovia Meridionale sfruttava locomotive a vapore aggirando gli ostacoli naturali tramite rampe, gallerie e un tracciato ad ampio raggio; queste vennero sostituite dall’odierna tranvia a cremagliera, meccanismo che permette ai vagoni di aderire saldamente al binario. Per assicurare ulteriormente l’ascesa in sicurezza verso l’altopiano i convogli del tram viaggiano normalmente finché il territorio è pianeggiante, ma in presenza dei dislivelli più ripidi vengono agganciati e spinti da speciali carri-scudo.
Dalla sua inaugurazione nel lontano settembre del 1902 il tram ha continuato ad essere parte fondamentale della storia della città, segnandola sia positivamente (ricordiamo che durante la Prima Guerra Mondiale venne utilizzato per trasportare i feriti negli ospedali della città) che negativamente.
Che fine ha fatto il Tram?
Dietro il romanticismo di questo mezzo d’epoca si nasconde però una storia di fragilità tecnica che i triestini conoscono fin troppo bene. Come recita la celebre canzone popolare triestina infatti, il tram “xe nato disgrazià”, ha sempre avuto una salute cagionevole. Il suo passato è costellato da vari problemi tecnici. Il 16 agosto 2016, uno scontro frontale fra due tram ha portato all’interruzione della tranvia. In seguito all’incidente, continui lavori di ammodernamento e messa in sicurezza, collaudi e immancabili questioni burocratiche hanno portato a una sospensione della storica linea che dura ormai da quasi 10 anni, suscitando il malcontento dei cittadini triestini, per il quale il tram è sempre stato più di un semplice mezzo di trasporto. Un pezzo della propria storia e della propria anima, che li ha accompagnati per generazioni e generazioni nella vita di tutti i giorni. Grazie a quel tram molti hanno vissuto quelli che ora sono i loro ricordi più preziosi.
Ma c’è però un barlume di speranza: se state leggendo questo articolo e state pianificando la vostra visita a Opicina siete fortunati perché presto potrete fare un giro anche voi sul leggendario tram: la ripartenza è infatti prevista per metà luglio 2026.
Come andare a Opicina da Trieste oggi?
In attesa della tanto voluta riapertura della storica linea è comunque possibile visitare il borgo di Opicina. I visitatori potranno approfittare delle numerose linee bus che partono da Piazza Oberdan a Trieste e coprono il percorso verso l’altopiano. Le principali sono la linea 2 e la linea 4, che vi condurranno a destinazione in circa 20 minuti, e vi introdurranno a ulteriori attrattive di Opicina, come la via Commerciale e l’Obelisco di cui parleremo nel prossimo paragrafo.
Cosa vedere a Opicina? Itinerario a piedi e natura
Per godere a pieno delle bellezze dell’altopiano del Carso e della storia di questo luogo l’itinerario che vi consigliamo è la Strada Napoleonica, un percorso panoramico sospeso tra la roccia e le acque del Golfo di Trieste. Il tragitto si estende da Opicina a Prosecco ed è percorribile in circa un’ora. Sebbene si trovi sulla roccia dell’altopiano il percorso è piuttosto agevole, presentandosi come una strada sterrata quasi priva di dislivelli significativi e quindi adatto anche ai meno agili. La strada è anche chiamata Strada Vicentina, dal nome del suo progettista Giacomo Vicentini, mentre l’appellativo “Napoleonica” le è stato attribuito per la credenza secondo la quale Napoleone e le sue truppe avrebbero attraversato il tragitto.
L’Obelisco e la Passeggiata Napoleonica
L’Obelisco di Opicina segna il punto di partenza della passeggiata. Lo storico monumento venne realizzato per inaugurare la nuova strada commerciale che collegava Trieste all’entroterra dell’Impero Asburgico ed è dedicato all’imperatore Francesco I d’Austria. Affacciandosi dal piazzale antistante si può già avere un assaggio della meraviglia che ci aspetta: la passeggiata Napoleonica si apre così con una vista spettacolare su tutto il Golfo di Trieste, regalando emozioni fin dalla partenza. Continuando lungo il percorso il paesaggio boschivo lascia posto alle pareti rocciose a strapiombo dell’altopiano, meta di arrampicatori locali. A 20 minuti del percorso sarà possibile scorgere il Faro della Vittoria, realizzato per celebrare l’annessione della città di Trieste al regno d’Italia e commemorare i soldati caduti in mare, vittime della Prima Guerra Mondiale; verso la fine invece noteremo spiccare tra le acque il Castello di Miramare, la storica dimora edificata per volere dell’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo, confermando la Strada Napoleonica come il perfetto connubio tra storia e natura.
Dove mangiare a Opicina? I sapori del Carso
L’itinerario a piedi è l’occasione perfetta per concedersi una sosta presso un’osmiza, l’esperienza gastronomica per eccellenza di Opicina. In questi locali rustici potrete gustare i prodotti tipici dell’altopiano del Carso direttamente dal produttore:
- Taglieri di salumi rustici, uova sode e lo Jamar, lo straordinario formaggio friulano stagionato sul fondo delle grotte carsiche.
- Riconoscerai un’osmiza aperta grazie a rami di alloro o edera (le frasche) appesi lungo la strada e vicino ai portoni, accompagnati da frecce rosse in legno.
- Il nome deriva dallo sloveno osem (otto), ovvero gli otto giorni originari in cui, per editto di Giuseppe II d’Asburgo nel 1784, i contadini potevano vendere vino e cibo esenti da tasse.
Le aperture delle osmize sono temporanee e cambiano continuamente. Prima di mettervi in cammino, vi consigliamo di consultare il portale ufficiale delle Osmize per verificare quali siano attive durante il giorno della vostra visita sul Carso.
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