Museo Canova: la raccolta di gessi più grande al mondo - Oj Eventi

Museo Canova: la raccolta di gessi più grande al mondo

Museo Canova

 

Museo Canova: la raccolta di gessi più grande al mondo

Museo Canova

Museo Canova

Oggi vi porterò alla scoperta del Museo Canova. O meglio, del Museo Gypsotheca di Antonio Canova. Adoro questo luogo perché è il cuore pulsante dell’arte e della cultura. Il termine Gypsotheca deriva dal greco “gypsos”, ovvero, gesso e dunque letteralmente significa “raccolta di gessi”. Pensate che è la raccolta monografica, cioè riferita solo al grande maestro Antonio Canova, di gessi più grande al mondo! Questo tesoro d’arte è situato a Possagno, città Veneta, in Provincia di Treviso. Non potete immaginare la rara bellezza che mi avvolge quando arrivo in questo borgo, posto ai piedi del Monte Grappa. Il fascino della natura, i vigneti e l’affascinante Tempio Canoviano sempre accompagnata da una leggera brezza. Il Tempio è osservabile da qualunque parte si arrivi ed è il più grande dono che fece alla sua patria. L’emozione è indescrivibile!

 

Antonio Canova: il più grande scultore Neoclassico

Antonio Canova nacque nel 1957 a Possagno, agglomerato urbano dove spicca il celebre Tempio Canoviano, e morì a Venezia nel 1822. È considerato il più grande scultore Neoclassico. Il Neoclassicismo fu un movimento artistico del XVIII secolo. Prevede, in seguito agli scavi di Pompei, la riscoperta e lo studio delle civiltà antiche e dell’arte classica, greca e romana vista come massima perfezione estetica, apportando delle migliorie. Canova rimase orfano di padre all’età di 4 anni, la madre si risposò mentre il piccolo visse assieme al nonno nella sua casa a Possagno. Ricevette le nozioni del mestiere in famiglia in quanto il nonno Pasino era uno scalpellino. Antonio studiò a Pagnano d’Asolo, poi a Venezia. Infine, dopo aver vinto una gara con un premio in denaro con la sua celebre opera di Dedalo ed Icaro, potè aprirsi lo studio a Roma, in Via delle Colonette. Qui venne conosciuto a livello mondiale. Infatti, il suo studio, fu tappa fissa per gli aristocratici che svolgevano il Grand Tour. Egli ricevette commissioni da imperatori, papi e ricchi potenti come la famiglia Napoleone. Fu, perfino, critico d’arte: dovette valutare se i marmi Elgin appartenevano a Fidia. Nonostante il successo, egli rimase ancorato alla sua patria e fu mecenate di artisti come Hayez, padre del Romanticismo.

 

Iter creativo: come realizzava le sue opere

Canova con le sue opere voleva raggiungere la massima bellezza ideale. Per far ciò inventò l’utilizzo di un iter creativo molto lungo. Partiva dal disegno, dunque dal bidimensionale rendendolo poi tridimensionale realizzando il bozzetto in argilla. Se al committente piaceva, procedeva col modello in argilla a grandezza naturale. Dove, poi, vi faceva colare il gesso. Il bozzetto veniva distrutto ed eseguiva un’altra colata in gesso. Infine, poneva dei chiodini di bronzo “rèpere” con l’aiuto di un pantografo prendeva le misure per apportarle poi sul marmo. A volte, utilizzava della cera per smorzare il candore del marmo e rendere l’opera reale. Vi svelo un segreto! Per raggiungere la perfezione l’ultima mano spettava a Canova. Egli si appartava nel suo studio e al buio, distante da tutti, illuminava con una candela il capolavoro per curare ogni dettaglio. Potete rivivere quest’atmosfera con le visite notturne a lume di candela che il museo canova propone.

 

Gypsotheca Museo Canova

Nel 1822 Canova lasciò un testamento che dichiarava che l’erede universale dei suoi beni fosse il fratellastro abate Giovanni Battista Sartori Canova. Dopo la morte di Canova, il Sartori fede chiudere lo studio romano e fece trasportare tutte le opere a Possagno. Commissionò al Lazzari la realizzazione del Museo Canova, interamente dedicato al maestro, nel suo paese natale. Aperto al pubblico nel 1836. Si presenta un’unica ala illuminata da lucernari posti in una volta a botte cassettonata. Avete visto i famosi chiodini? Bravi, qui sono raccolti i modelli in gesso dell’artista. Si è rapiti dall’enorme bellezza e non si sa dove rivolgere lo sguardo! Sembra di fare un viaggio in quanto i marmi sono posti all’interno dei più importanti musei del mondo: il Louvre, l’Hermitage a San Pietroburgo fino oltre oceano al Moma di New York. Le opere sono visibili a tutto tondo come il Canova stesso voleva, curando anche le parti meno visibili perfino l’interno del palmo di una mano! Assieme al museo vi è la casa natale dell’artista. Qui sono conservati i suoi arnesi da lavoro, le sue vesti, le incisioni ovvero le stampe che fungevano da catalogo, i dipinti ad olio e le tempere. I suoi disegni sono meravigliosi nonostante Canova sia noto come scultore!

 

Ala Scarpa e le influenze dell’arte nipponica

L’ala storica fu ampliata, nel 1957, dall’Ala Scarpa perché realizzata dal celebre architetto veneziano. Sembrerà passeggiare tra le colline di Possagno visibili dagli scorci da lui creati, e di essere illuminati da “ritagli di cielo” provenienti dai lucernari. Sembrerà di essere in Giappone perché Scarpa si ispirò ai suoi amati giardini zen. Guardate come la luce crei una sorta di arcobaleno in Amore e Psiche giacenti. La luce si riflette sulla vasca d’acqua esterna e fa sembrare le Tre Grazie danzare. Che dire? Indescrivibile la potenza di questi due meravigliosi artisti.

 

Adone incoronato da Venere: l’opera simbolo

Vi racconto ora l’opera simbolo del Museo Canova, quella che più amo. Una volta entrati in Gypsotheca, sarete abbagliati dallo splendore della scultura di Adone incoronato da Venere. Questo gruppo scultoreo padroneggia l’atrio della Gypsotheca. Quest’opera venne commissionata dal Re Polacco. Il quale, per la mancanza di finanziamenti, bloccò i lavori e l’opera non fu mai tradotta in marmo. È l’unico esemplare al mondo, rimasta ferma ad uno stato embrionale, visibile solo qui a Possagno. Osservate: il colore rosato, il corpo ruvido con solo i volti levigati. Questo perché i collaboratori di Canova, iniziavano la sbozzatura partendo dal volto.

 

Canova vivifica il mito della storia d’amore di Adone e Venere

Il soggetto raffigurato è ripreso dalla mitologia greca e narra la storia d’amore fra Adone, Dio della caccia, e Venere, Dea della bellezza. Adone è un bellissimo giovane di cui Venere se ne innamorò perdutamente in seguito ad una freccia scagliatagli da cupido. Durante la caccia, Adone fu ucciso dal Minotauro e Venere corse in aiuto, ma troppo tardi. Zeus, il padre degli Dei, dispiaciuto dell’accaduto decise che il giovane rimanesse nell’aldilà solo per una parte dell’anno. Vi invito ad osservare l’opera girandogli attorno per fruire meglio della sua incantevole bellezza. Da notare l’armonia dei corpi e l’arco formato dalle loro braccia. Che cosa ne pensate?

 

Conoscevi Possagno? Ti piacerebbe visitare Museo Canova? Rivivi l’atmosfera orientale con Scarpa e l’arte con i capolavori di Canova! E se ti piace l’articolo, commentalo e condividilo!

Articolo di Giulia Forleri

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