La storia del Campanile di Piazza San Marco, dalle origini ai giorni nostri

La storia del Campanile di Piazza San Marco, dalle origini ai giorni nostri

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La storia del Campanile di Piazza San Marco, dalle origini ai giorni nostri

 

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Pochi sono i monumenti riconoscibili come il Campanile di piazza San Marco. Ancora meno sono gli edifici che dentro di loro nascondono una storia centenaria ricca di arte, cultura e ingegno. Esso, è a tutti gli effetti una dei simboli di Venezia, del suo comune e di tutto il Veneto.

 

Storia e origini del Campanile di piazza San Marco, tra i più alti e antichi di Venezia

La storia del Campanile di piazza Sa Marco inizia intorno al nono secolo dopo cristo. Inizialmente venne costruito con la funzione di torre di avvistamento per le navi nemiche, e allo stesso tempo fungeva anche da faro per le imbarcazioni mercantili che traghettavano nel porto. Con il passare del tempo, questo edificio diventò sempre più centrale per la città e nell’undicesimo secolo, sotto il dogato di Domenico Morosini, venne modificato e diventò in un vero e proprio campanile. Tuttavia, nei suoi primi periodi di vita l’edificio mantenne la sua forma originale e la sua struttura, quasi interamente costituita da legno e ferro. Saranno solo i restauri futuri a renderlo a tutti gli effetti una struttura in cemento.

 

Il Campanile di piazza San Marco, i primi restauri

Intorno al 1511 un terremoto danneggiò la precaria struttura del campanile di piazza San Marco, già indebolita da un incendio nel 1489. Così, si decise, finalmente, di mettere mano alla struttura. Si ricostruì completamente la base e la struttura portante. Ma il vero cambiamento avvenne nella parte superiore. Qui si inserì una cella campanaria, fatta interamente di marmo. Poi venne aggiunto anche il dado, ovvero il cubo di mattoni che sovrasta quest’ultima parte. Esso venne decorato con dei simboli, posizionati sulle quattro facce visibili, due leoni di Venezia e due simboli della giustizia.

Sopra tutta questa nuova struttura venne posizionata la cuspide. Una struttura in bronzo utilizzata per rendere facilmente visibile il campanile dalle navi di passaggio. Questo particolare, inoltre, serviva a ricordare la sua antica funzione. Sulla cima venne posta una statua in legno ricoperta di oro, rappresentate l’arcangelo Gabriele.

Tutti questi lavori verranno terminati nel 1513 sotto la supervisione di numerosi maestri carpentieri e restauratori. Tra i più importanti ricordiamo Giorgio Spavento e Pietro Bon. Rispettivamente, colui che ha iniziato i lavori e colui che li ha conclusi.

 

Il lungo processo evolutivo del Campanile di piazza San Marco

Durante tutta la sua storia, il campanile di piazza San Marco subì numerosi restauri, principalmente dovuti a problemi causati dai fulmini che colpivano la struttura. La sua altezza e le componenti in ferro battuto lo rendevano un perfetto parafulmine. Questa situazione si è protratta fino al 1776, quando si decise di installare un parafulmine artificiale che la proteggesse.

Va ricordato che il campanile di piazza San Marco non sarebbe ciò che è oggi senza questi innumerevoli adattamenti. Esso, infatti, è il frutto di un lungo processo evolutivo che lo ha reso ciò che noi oggi possiamo ammirare.

 

 Il crollo e la ricostruzione del campanile di piazza San Marco

 Nella primavera del 1902 si verificò uno degli eventi più sconvolgenti che la città di Venezia avesse mai visto. Qui, alle 9,52 del 14 aprile, il campanile crollò su sé stesso, lasciando a terra solo calcinacci e polvere. Ma perché crollo? Quali furono le cause? Beh, le motivazioni sono imputabili a tantissimi fattori. Sicuramente uno di questi è lo scarso monitoraggio delle condizioni della struttura. Tuttavia, l’evento scatenante che portò alla tragedia, fu un restauro della struttura esterna del campanile. Infatti, durante questa operazione, vennero rimossi degli ancoraggi di ferro che permettevano alla struttura di rimanere integra, anche sotto una grande pressione. Ancora non è chiaro il perché questi vennero rimossi con tanta leggerezza.

Tuttavia, sappiamo che questi lavori non vennero mai autorizzati dal Proto della Basilica di San Marco.  Un vero è proprio mistero che costo migliaia di lire ma fortunatamente nessuna vittima. Comunque, la città rispose egregiamente, come solo Venezia e i veneziani sanno fare. Infatti, il sindaco dell’epoca, Filippo Grimani, in occasione dell’inizio dei lavori di ricostruzione, disse quattro semplici parole: dov’era, com’era”.

I lavori, coordinati dall’ingegnere Luca Beltrami, furono terminati nel marzo del 1912 e il campanile venne inaugurato il 25 Aprile del 1912, in occasione del patrono della città.

 

Alcune curiosità del campanile di piazza San Marco

Il campanile di piazza San Marco presenta moltissime caratteristiche uniche nel suo genere. Tante sono le persone che hanno attraversato le sue porte per poter ammirare dall’alto la città di Venezia. Tra le più illustri e note c’è sicuramente Johann Wolfgang von Goethe. Scrittore, poeta e drammaturgo tedesco che il 30 settembre 1786, dopo essere arrivato sulla sommità del campanile, disse “La marea copriva la laguna, e quando mi rivolsi a guardare il cosiddetto Lido vidi per la prima volta il mare e su di esso alcune vele”. Una vera e propria dichiarazione d’amore per questa città e questo edificio.

Ma non sono solo i grandi scrittori a rendere questo posto iconico, la stessa struttura porta al suo interno tradizioni e misteri unici nel suo genere. Come le campane presenti nella cella campanaria. Esse sono 5, tutte ben identificabili e con un compito specifico. Infatti, in passato, il suono riconoscibile delle campane scandiva gli eventi cittadini. Ad esempio, la campana più grande è chiamata Marangona e i suoi rintocchi annunciavano l’inizio e la fine del tempo di lavoro dei carpentieri e falegnami, chiamati appunto marangoni. O anche la Trottiera, la terza campana per dimensioni, che suonava solo in determinati momenti, per segnalare ai nobili che erano richiesti al Maggior Consiglio.  

Ma il campanile di Venezia ha anche plasmato nuovi modi di dire. Un esempio di ciò è il termine dialettale veneto “bere un’ombra di vino”. Questo deriva dall’abitudine passata dei venditori di bevande alcoliche di ripararsi dal sole all’ombra del campanile. 

Ma oltre a tutto ciò, questo campanile è anche il fulcro del Carnevale di Venezia. È dalla sua sommità che, durante il primo giorno di festeggiamenti, una ragazza, adeguatamente assicurata, si fa calare in mezzo alla folla, vestita come la famosa maschera teatrale Colombina.

 

Allora, ti ha incuriosito il campanile di piazza San Marco? Lascia un commento e facci sapere se lo hai mai visitato.

Articolo di Paolo Callino

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