
I libri di storia ci hanno ampiamente parlato dell’inquisizione. In pochi sanno però che il suo sistema processuale era costruito su ben 7 regole che decidevano della vita dell’accusato e della sua eventuale tortura. In questo articolo scopriremo la storia e i segreti di quello che è stato uno dei più grandi tribunali ecclesiastici dell’epoca.
Storia dell’Inquisizione: Quando e come è nata?
Questa istituzione aveva lo scopo di punire tutte le aberrazioni teologiche su cui la Chiesa è stata fondata. Le sue origini si hanno a Roma nel lontano 1184 quando Papa Lucio III decise di fondare un tribunale che tenesse sotto controllo tutti i movimenti religiosi che si allontanavano dal punto di vista cristiano. Primo tra tutti il movimento dei catari, cioè un gruppo di persone che negava la reincarnazione di Cristo. Al momento della sua realizzazione la tortura non era implementata. Solo nel 1252 Innocenzo IV decise d’introdurla per “invogliare” gli eretici a indicare i nomi di altre persone che avevano ideali contrapposti con quelli della Chiesa Cattolica.
Come funzionava il processo inquisitorio?
In Italia, all’interno del Palazzo Apostolico il Papa nominava dei Cardinali e altri inquisitori che avevano il potere di decidere le sorti dell’accusato. Inoltre, giudici o avvocati non avevano voce in capitolo. Infatti in caso di una loro opposizione sarebbe arrivata la scomunica. Inoltre, la possibilità di passare dietro al banco degli imputati durante il processo inquisitorio era quasi certezza.
Principalmente le vittime dell’inquisizione erano le seguenti:
- Chiunque negasse l’esistenza di Cristo o le verità sulla Chiesa Cattolica
- Tutti quelli che avessero tentato di esercitare la professione da sacerdote pur non avendone l’autorità
- Chiunque inventasse nuovi riti cattolici non approvati
- Tutti i pagani che dopo aver ricevuto il battesimo ritornavano a professare la loro religione
- Streghe, maghi o astrologi che professavano dottrine diverse dalla Chiesa
- Chiunque avesse indotto i cristiani a seguire altri percorsi religiosi o a non seguirne nessuno
Il processo inquisitorio era molto semplice. Infatti, per accusare qualcuno di eventuali reati bastavano solo due testimonianze verbali. A seguito di ciò, anche se le dichiarazioni dei testimoni non erano concordi, il condannato veniva comunque torturato con il metodo della corda.
La tortura della corda per eliminare ogni dubbio durante il processo dell’Inquisizione
Questa era la sevizia più comune. Il suo scopo era far confessare il presunto colpevole anche in casi di testimonianze a suo favore. La tortura consisteva nel legare le braccia e le gambe della persona in questione e poi appenderla per almeno 30 minuti. Tempo che bastava per creare diverse fratture ai tendini delle spalle e delle gambe e che aveva lo scopo di estirpare una confessione di reato. Quest’ultima una volta ottenuta, spesso per far interrompere le torture, si trasformava in un’arma per condannare a morte l’imputato.
C’era però una scappatoia. Ovvero nel caso in cui il colpevole si dichiarasse pentito e il reato non fosse di alta entità, allora si poteva incorrere al carcere. Le alternative erano eventuali digiuni o l’indossare un abito con due croci rosse che segnavano l’eretico in penitenza.
Le 7 regole dell’Inquisizione che decidevano se la tortura doveva essere messa in atto
Prima di sottoporre l’incriminato alla tortura, indipendentemente dal suo reato, sia il Papa che il Vescovo dovevano essere necessariamente d’accordo. Tutto era basato su 7 regole di riferimento.
- Insicurezza nelle risposte
In caso di testimonianze contraddittorie la possibilità di sevizia era prossima. Gli imputati venivano messi spesso sotto torchio. Di solito anche con domande a trabocchetto per avere la certezza che stessero dicendo la verità. L’unica scappatoia che avevano era di definirsi pentiti arrivando così a condanne meno severe. Nel caso in cui però fossero stati recidivi seguiva l’impiccagione o il rogo.
- La mezza prova
Nel caso in cui la vittima venisse accusata da una sola persona, per confermare la veridicità dei fatti, veniva applicata la tortura. Infatti, una sola testimonianza era una mezza prova che doveva essere approfondita. Tra i vari modi utilizzati per far confermare all’imputato il suo reato, vi era quello di appenderlo sempre con il metodo della corda e poi di avvicinargli delle fiamme al ventre, provocandogli delle gravi ustioni. Solo così, a detta loro, si sarebbe arrivati alla conferma di un eventuale reato.
- La presenza d’indizi
Prima di decidere la colpevolezza di un individuo venivano fatte delle indagini segrete. Queste consistevano nel pedinamento o nell’interrogatorio di terzi. Una volta che gli indizi o le prove erano abbastanza allora si proseguiva con la tortura. Bastava una sola testimonianza per martirizzare il sacerdote.
- Gli eretici indiziati
Tra i tanti imputati, gli eretici erano quelli più in cattiva di luce di tutti. Questo perché andavano fortemente contro il pensiero ecclesiastico e di conseguenza bastava un solo testimone o pochi indizi per sottoporli a eventuali vessazioni.
- La violenza
Spesso venivano effettuate indagini a campione o per sentito dire e la tortura veniva adottata anche senza la presenza di un vero e proprio testimone. Questo capitava soprattutto quando gli imputati, per far valere la tesi contro la Chiesa, adottavano atteggiamenti violenti o impetuosi.
- La violenza con testimone
Simile alla precedente ma con un testimone. In questo caso non vi era scampo, il carico di accuse era talmente pesante che le torture erano ripetute e anche molto più concentrate. La Chiesa, infatti, non perdonava in alcun modo l’eresia e la giudicava come una delle colpe capitali più importanti di tutte!
- La mancanza di prove o testimoni esonerava dalla tortura
Tra tutte le varie regole, quest’ultima andava a favore degli imputati. Infatti, nel caso in cui, a seguito delle indagini, non vi era alcun tipo di prova e non si trovava nessun testimone, non si poteva sottoporre a nessuna tortura il presunto colpevole. Questa regola venne istituita per agevolare la maggior parte degli imputati che finivano sotto esame a causa di alcuni eventi diffamatori che non erano però così rilevanti per la sevizia.
Conclusioni
L’Inquisizione ha segnato un periodo davvero buio nella storia ecclesiastica. Tali pratiche sparirono nei primi dell’800. Attualmente il tribunale inquisitorio ha cambiato nome in “Congregazione per la dottrina della fede“. Il suo scopo è sempre quello di difendere le ideologie ecclesiastiche. In questo caso però, di fronte a eventi di grave entità, la Chiesa ha l’obbligo di denunciarle alle Forze dell’Ordine. Saranno quest’ultimi a condannare l’imputato attraverso un comune processo in tribunale.
E tu conoscevi le 7 regole dell’Inquisizione? Conoscevi i metodi di tortura utilizzati? Raccontacelo nei commenti
Articolo di Giorgia Lari
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