Cavriago: una città divisa in due da un Rio - Oj Eventi

Cavriago: una città divisa in due da un Rio

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Cavriago: una città divisa in due da un Rio

Situata nella pianura Padana, Cavriago dista pochi chilometri da Reggio Emilia. Il nome deriva probabilmente dal latino “curvus ager”, in riferimento al “territorio ricurvo”, ovvero collinare, su cui Cavriago si estende. Un torrente, il Rio di Cavriago, divide il paese in due parti, ognuna delle quali con una propria chiesa. Cavriago è nota per essere il luogo di nascita di Orietta Berti, “l’usignolo di Cavriago”.

 

La origini

È nel 996 che compare per la prima volta il termine “Corviacum”, in un documento con il quale la contessa di Parma, Rolenda, donava il territorio ad un certo Paulone. Questi fu il primo feudatario di Cavriago e il capostipite della dinastia che avrebbe dominato il territorio per quattro lunghi secoli. Nel corso del Medioevo, Cavriago seguì il destino dei territori contigui, divenendo dominio dei Canossa. In età comunale, Cavriago venne divisa in due e fu proprio il Rio di Cavriago a segnare il confine tra Reggio e Parma. A tale periodo risale la costruzione delle due chiese nelle due diverse parti della città: la Chiesa di San Terenziano, sotto la diocesi di Reggio, e la Chiesa di San Nicolò, sotto quella di Parma. Cavriago diviene così terreno di scontro tra reggiani e parmensi, nonché luogo di continue rappresaglie da parte di briganti e criminali di ogni genere. Questa fu la situazione che generò il famoso detto popolare: “Se pianta fasòi e cresse ladri”, “Si piantano i fagioli e nascono i ladri”, ad indicare la difficile e instabile condizione in cui versava la città.

 

Il dominio degli Este e il Castello di Cavriago

Nel corso del Quattrocento Cavriago è sotto il dominio degli Este, signori di Ferrara. Borso d’Este, duca di Modena e Reggio, nel 1465 dona la città a Teofilo Calcagnini perché vuole liberarsi de “La bicocheta qui de Cavriaco… sempre ribelle e cagione di molti danni”. La città, infatti, iniziava a mostrare, sin da allora, segni di malcontento verso la reggenza estense. Nel 1465 Ercole I d’Este attacca i veneziani e contro di lui si schiera Parma e la vicina Montechiarugolo, governata dal conte Guido Torrelli. Quest’ultimo decide di attaccare Cavriago, ma la città, anziché difendersi, si consegna spontaneamente nelle mani del nemico. Era il male minore per i cavriaghesi che, ormai da tempo, erano insofferenti del dominio degli Este. Dopo alcuni anni, gli Este placarono la loro sete di vendetta e diedero a Cavriago la punizione che meritava: il 14 aprile del 1486, il Castello di Cavriago veniva distrutto a colpi di cannone. Oggi rimangono solo due torri, peraltro irriconoscibili a colpo d’occhio: una di esse è ex sede del Municipio, l’altra è un edificio privato.

 

Cavriago e i “volti” della storia

Cavriago è una città ricca di riferimenti storici. La piazza principale, Piazza Zanti, è intitolata ad un noto personaggio della storia reggiana: Angelo Zanti. Nato a Cavriago alla fine dell’Ottocento, si distinse durante la lotta contro l’occupazione nazifascista e nel 1943 diede vita ad uno dei primi nuclei della Resistenza reggiana. Arrestato e sottoposto a brutali torture dai fascisti, nel 1946 fu condannato a morte e poi fucilato. Prima di essere ucciso scrisse: «… Cosa importa morire? Sono certo che il nostro sacrificio non sarà vano. Il popolo italiano schiaccerà il fascismo e presto; l’idea nostra, per cui abbiamo lottato, sarà fra breve una meta raggiunta. …».

Famosa è anche piazza Lenin che prende il nome dal busto collocato al centro, dedicato al leader del bolscevismo russo. Realizzata nel 1922 da operai della città ucraina di Lugansk, la scultura doveva avere tutt’altra destinazione. Ma la storia volle che venisse rubata e portata in Italia. Nel 1970, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Lenin, l’ambasciata dell’Urss di Roma ha donato il busto al comune di Cavriago. Era un omaggio nei confronti di un paese che, seppur da lontano, aveva dimostrato vicinanza ai rivoluzionari russi e a Lenin durante la Rivoluzione d’ottobre. Il busto collocato oggi in Piazza Lenin è una copia, mentre l’originale è conservato presso il Centro Culturale del Comune, al riparo da eventuali atti vandalici.

 

Il Cimitero Napoleonico di Cavriago

cimitero napoleonico

cimitero napoleonico

Si trova a Cavriago il cimitero napoleonico più antico dei quattro rimasti in Italia. Costruito nel 1810, dava seguito all’emanazione dell’Editto di St. Cloud del 1804, con il quale Napoleone imponeva che ogni Comune costruisse il proprio cimitero lontano dal centro abitato. Per ovviare a problemi di carattere igienico-sanitario, infatti, i morti non si sarebbero dovuti più seppellire nei pressi delle chiese come si era fatto sino ad allora. Dal momento che erano due le chiese di Cavriago, si decise di costruire un unico cimitero lungo il Rio, alla stessa distanza tra le due “rivali” parrocchie. Il Cimitero Napoleonico di Bibbiano apportava una grande novità: l’angolo degli eretici. Era il luogo in cui potevano essere seppelliti coloro che avevano avuto funerali con rito civile, i cosiddetti “senza Dio”, e i bambini morti senza battesimo. Non solo…anche “i miserabili” potevano trovarvi sepoltura: una sola lira bastava al Comune per prendersi carico dei morti più poveri. Il “Cimitero Vecchio”, così chiamato “affettuosamente” dai cavriaghesi, è oggi un luogo di ricordi, una sorta di biblioteca di pietra. Visitare il cimitero è come sfogliare un grande libro le cui pagine sono le storie di vita impresse nelle lapidi dei tanti cavriaghesi ivi sepolti. La storia di uno di essi colpisce in maniera particolare…

 

La storia della rosa rossa…

piazza Lenin

piazza Lenin

Entrando nel Cimitero, subito a destra, c’è una lapide in pietra con la foto di un bel giovane in divisa da soldato. È Aldo Arduini, giovane cavriaghese, così bello e affascinante che tutte le fanciulle del paese, si dice, fossero innamorate di lui. Egli partì per la Seconda guerra mondiale e non ne fece più ritorno. Sepolto nel Napoleonico, fu amorevolmente vegliato dalla madre, la quale ogni giorno portava al figlio una rosa rossa. Ma temendo che, morta lei, nessuno avrebbe più adornato la lapide dell’amato figliolo, piantò una rosa affianco alla sua lapide. Quella rosa fiorì per più di cento anni e, probabilmente, continuerebbe a fiorire ancora oggi, se non fosse stato per l’errore con cui, durante un’operazione di ripulitura, venne estirpata. L’associazione che si prende cura del cimitero ha provveduto a piantare al suo posto un’altra rosa rossa, divenuta ormai il simbolo del Cimitero Napoleonico di Cavriago.

 

E tu? Vuoi visitare Cavriago e il Cimitero Napoleonico? Faccelo sapere nei commenti…

                                                 Articolo di Carolina Cardone

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