
Situato a soli 20 minuti di auto da Piacenza, nominato dalla Regione Emilia-Romagna “comune turistico” ed inserito nei percorsi regionali ad attrazione storica, ambientale e culturale, Caorso è il posto ideale per riscoprire inaspettati tesori nascosti. La Rocca Mandelli, la Chiesa di Santa Maria Assunta e l’Oasi de Pinedo attribuiscono al piccolo ma intrigante borghetto piacentino, un elevato valore artistico ed ambientale. Ti aspetta un vortice di storia, cultura e tradizione. Tutto ciò nella cornice di un panorama naturalistico mozzafiato, pronto a stupire con efficacia atomica anche il turista più esigente.
Dalle origini, passando per il nucleare, ai giorni nostri
Questa località rispecchia la storia di un paese padano che mantiene ancora in vita opere artistiche e monumenti dell’epoca medievale. I primi insediamenti rinvenuti in zona risalgono al neolitico, mentre i Romani collocarono Caorso sull’ antica via consolare, la via Postumia che da Genova giungeva ad Aquileia. Le prime attestazioni documentali risalgono alla prima metà del IX secolo, che ne dimostrano la probabile ascendenza romana. Nel periodo che va dal XIII al XIV secolo, il borgo fece parte dello Stato Pallavicino per poi passare, ai Visconti, nel 1385, che lo consegnarono in feudo ad una nobile famiglia di stirpe longobarda, i Mandelli. L’ imponente e scenografica Rocca Mandelli oggi è sede del municipio e degli uffici comunali. A Caorso, sorgeva una delle quattro centrali nucleari italiane. L’impianto, il più grande d’ Italia, fu realizzato nei primi anni Settanta dall’ Enel. A seguito del referendum sul nucleare del 1987, l’impianto non è stato più riavviato. Nel 1990 è stata fermata definitivamente l’attività ed è stato garantito il mantenimento in perfetta sicurezza delle strutture e degli impianti a tutela della popolazione e dell’ambiente.
Rocca Mandelli
Il simbolo per eccellenza di Caorso è la Rocca Mandelli. Con la morte di Bernardino Mandelli nel 1827, la proprietà passò agli Ospizi Civili di Piacenza. La pianta è a forma quadrangolare con quattro torri agli angoli, ed un alto torrione realizzato in laterizio, dotata di caditoie e merlature ghibelline a coda di rondine. Nel 1998, è stata riscoperta all’ interno della Rocca una cappella penitenziale, splendidamente affrescata. Il cortile interno, delimitato da un cancello, è sempre aperto e visitabile, d’altronde questa fortificazione costituisce l’attrazione turistica principale del paese. Oggi sede del comune e degli uffici comunali, è l’emblema che annuncia Caorso a chi arriva da lontano, con la meravigliosa vista di un castello medievale sublimemente mantenuto e adibito al servizio pubblico.
Oasi de Pinedo
L’ Oasi de Pinedo costituisce uno dei più interessanti e incantevoli meandri del Po che si sgrovigliano in tutto il basso territorio padano. Questo dove il fiume scorre larghissimo e presenta uno spiccato andamento sinuoso. Questa ampia zona, ricca di natura incontaminata, è scandita dalla presenza delle cosiddette “lande”, ovvero dei lembi d’acqua o più comunemente stagni, residuati dalla variazione del corso fluviale.
L’ oasi prende il nome dall’ eroe dell’aria napoletano Francesco De Pinedo, a causa delle numerose specie di volatili presenti, in onore delle sue imprese aeronautiche durante la Grande Guerra. La zona è rimasta immune da interventi di antropizzazione, sono vietate la caccia e la pesca, e questo ha permesso un ottimo mantenimento dell’avifauna. La zona gode della tutela del Piano Territoriale Provinciale e del Piano Paesistico Regionale.
Flora e fauna a Caorso
Per quanto riguarda la flora, il territorio circostante è caratterizzato da una fitta selva di salici a fragmiteto. Esso si estende sia intorno ad una landa, immersa in un habitat di elevato valore naturalistico, sia lungo la costa, affacciandosi direttamente sul fiume. L’ecosistema caorsano è favorevole alla selvaggina, stanziale e migratoria: in questo ambiente, infatti, nidificano varie specie di uccelli acquatici, come il falco di palude, l’airone rosso , oltre a vari rapaci e alla rana latastei, una specie anfibia a rischio di estinzione.
Cucina tipica
Per tutti gli amanti della buona cucina piacentina ricca di storia e tradizione, Caorso ha tanto da offrire in ambito culinario. Un succulento piatto di pisarei e Fasò, ovvero di gnocchi al sugo di fagioli, o dei gustosi anolini ripieni di pasta di salame e grana, sapranno far andare in estasi le vostre papille gustative. Ma anche il pesce di fiume è protagonista in tavola con piatti particolarmente interessanti, come il pescegatto fritto.
Sagre ed eventi
Dalla cucina all’ intrattenimento il passo è breve, visto che il paese ospita il mercato settimanale allestito puntualmente ogni lunedi. Ogni seconda domenica di settembre si tiene il Mercato Nazionale dei Sapori e dei Colori che fa da cornice alla Sagra dell’Anatra. Per i palati ancora più appetitosi, nella quarta domenica di maggio, si tiene invece la tradizionale Sagra della Crostata, con prelibatezze offerte dagli stand gastronomici. Negli stessi giorni si potrà viaggiare nel magico mondo del Luna Park. La terza domenica di giugno, un evento legato al territorio è la Festa del Po, con quattro serate all’ insegna del divertimento e dell’allegria con i piatti tipici dei chioschetti, danze su pista in acciaio, spettacolo pirotecnico e tanto altro.
Come arrivare a Caorso
In auto imboccare il casello di Caorso, sull’ Autostrada A21 Brescia – Piacenza – Torino, percorrendo la SS 10 Padana Inferiore. La stazione ferroviaria locale si trova sulla linea Cremona – Piacenza. Gli aeroporti più vicini sono quelli di Parma e Bologna.
Storia, natura, architettura, gastronomia: il quadrifarmaco di Caorso per allietare le tue agognate ferie è pronto all’assunzione al bisogno. Una cura garantita, per le tue necessità di relax e immersione in un passato immortale, che ti permetterà di riallacciare il filo delle profondissime radici storiche della bassa padana. Che aspetti, la tua prossima avventura targata OJ ti attende sulle rive del Po: che rombino i motori della partenza, proprio come l’apparecchio del Gen. De Pinedo.
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Articolo di Michele Labellarte


