Bibbiano: sapori e saperi di un territorio

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In una delle più belle vallate dell’Appenino emiliano, precisamente nella bassa Val d’Enza, a pochi chilometri di distanza da Reggio Emilia, sorge Bibbiano. Il nome deriva dal latino “Bibbianus fundus”, “terre di Bibbiano”, colui che, in epoca romana, ricevette queste terre in prestito affinché le coltivasse. Ciò che, infatti, caratterizza da sempre Bibbiano è la fertilità del territorio e l’intensa attività produttiva. Sono queste le risorse che, insieme, hanno dato vita ad una delle eccellenze gastronomiche d’Italia: il Parmigiano Reggiano.

 

Origine di Bibbiano

Abitata originariamente dai galli, la cui presenza ha lasciato traccia nelle inflessioni del dialetto locale, Bibbiano diviene nel I secolo colonia romana. Numerosi sono i reperti che testimoniano l’occupazione romana di questo “fundus” particolarmente fertile. È nel Medioevo, però, che Bibbiano si sviluppa come luogo abitato, all’interno del sistema di fortificazioni della Val d’Enza. Di esso rimane ancora oggi traccia proprio a Bibbiano, dove una costruzione fortificata, nota come “Torrazzo”, potrebbe essere ciò che rimane di un ipotetico “Castello di Bibbiano”. Nel XII secolo, infatti, la storia di Bibbiano, così come quella dei territori contigui, si intreccia con quella dei Canossa, potente famiglia feudale, che costruì in questi luoghi le proprie fortezze. L’occupazione romana e la presenza dei Canossa sono elementi distintivi dell’origine di Bibbiano tanto da essere entrambi presenti nello stemma del Comune. Nella parte superiore l’armatura d’argento e le due lance incrociate, anch’esse argentee, rimandano al periodo romano; il cane che porta un osso d’argento tra i denti è invece simbolo “parlante” della casata dei Canossa (cane + osso).

 

La Chiesa di Santa Maria Assunta a Bibbiano

chiesa

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Un documento dell’imperatore romano Ottone II, risalente al 980, attesta l’esistenza di una “pieve di Bibbiano”, ovvero una piccola chiesa parrocchiale situata in zona rurale. La Chiesa di Santa Maria Assunta presentava originariamente un’unica navata con copertura lignea. Riedificata nel XVI secolo, subì, nei secoli successivi, ulteriori modifiche e ampliamenti. Il vescovo di Reggio Emilia Ludovico Forni la consacrò nel 1736.  Al XVIII secolo risalgono l’abside, il presbiterio, il transetto e la cupola. Questo rifacimento capovolse l’orientamento della chiesa e spiega il motivo per cui il campanile è accanto alla facciata e non all’abside, ove è solitamente collocato. L’interno, in stile neoclassico, è ad una sola navata divisa in cinque campate con dieci cappelle laterali. Dopo i restauri del XIX e XX secolo, nel 1983 una scossa di terremoto ha danneggiato la chiesa e ha reso necessari ulteriori lavori di ripristino.

 

Bibbiano: la “Culla del Parmigiano Reggiano”

È fatto ormai noto che tra le antiche mura di monasteri e castelli, tra Reggio Emilia e Parma, sorsero nel XII i primi caseifici. Si trattava di piccoli edifici di forma quadrata, nei quali veniva prodotto un particolare tipo di formaggio. Pochi sanno, però, che furono i monaci del monastero benedettino di Corniano, frazione di Bibbiano, a sperimentare la nuova ricetta: sostituendo il latte di pecora con il latte vaccino veniva fuori un formaggio dal gusto unico!

Ed è sempre a Corniano di Bibbiano che fu redatto il documento in cui compare per la prima volta il termine “formadio”, dal latino medievale “caesum formaticum”, “cacio messo in forma”. Era l’antenato del Parmigiano Reggiano! Distese di prati verdi, disponibilità d’acqua e di foraggio che l’abilità dei casari bibbianesi ha saputo trasformare in un prodotto d’eccellenza. Dal 2008 nasce il Consorzio “Bibbiano la Culla” e da allora il formaggio bibbianese ha un proprio marchio di qualità. Il simbolo è una mezza forma stilizzata, simile appunto ad una culla, ad indicare che Bibbiano è la “Culla del Parmigiano Reggiano”.

 

Giungendo a Bibbiano…

Basta avvicinarsi appena a questo meraviglioso paese per rimanere già a bocca aperta: ma se siete alla guida, non distraetevi! Mani al volante, mi raccomando! Dall’uscita autostradale Terre di Canossa (e già solo a leggere il cartello la voce trama!), giungendo nella rotonda di Barco, all’ingresso del paese, vedrete un’enorme punta di Parmigiano. È il Monumento al Parmigiano Reggiano, opera dello scultore Michelangelo Galliani. Omaggio al prodotto che ha reso celebre questo luogo, è una scultura in marmo di Carrara che, pensate, pesa circa 40 tonnellate ed è alta 3,5 metri. La distesa di prato verde su cui è posta richiama i millenari prati i cui foraggi hanno conferito un gusto inimitabile. Una parete ottagonale ricorda i primi caseifici nati all’interno dei monasteri medievali. Non poteva mancare il caratteristico coltellino a mandorla per ricavare le famose, gustose scaglie che deliziano delicatamente il palato.

 

Visitare Bibbiano

Bibbiano è una terra di sapori e di saperi. Sapori di un tempo passato che le tradizioni mantengono ancora oggi vivo. Saperi che si tramandano di padre in figlio, di generazione in generazione. Bibbiano, con i suoi prati verdi e le mucche libere di pascolare, è l’esempio in cui la natura, se rispettata, e non sfruttata, sa dare i suoi frutti. Il vostro sarà un viaggio nel tempo attraverso i sapori che vi porterà alla riscoperta di un mondo autentico. Per ripercorrere le tradizioni gastronomiche del luogo potrete visitare uno dei sei caseifici del Consorzio. Assisterete alla lavorazione del latte e alla sua trasformazione. Visiterete i magazzini di stagionatura dove le forme riposano e attendono “pazientemente” per almeno dodici mesi prima di entrare in commercio. E, ovviamente, non potrete andarvene prima di averlo assaggiato! Alla fine, capirete che tre semplici ingredienti (latte, sale e caglio) da soli non bastano. Sono amore e passione a fare la differenza!

 

La fama del Parmigiano Reggiano

Lo sapevate che la fama del Parmigiano Reggiano è così estesa da arrivare nello spazio? Nel 1996, l’astronauta emiliano Maurizio Cheli portò con sé, a bordo della navicella spaziale, monoporzioni di parmigiano. Da allora il Parmigiano Reggiano è rimasto tra le stelle. Grazie alla sua altissima digeribilità e all’elevato contenuto di calcio, dal 2005 è inserito nella dieta ufficiale degli astronauti in missione nello spazio.

Ma c’è di più: un pezzo di parmigiano compare persino nel romanzo “L’isola del tesoro” di Stevenson! Il protagonista, giunto finalmente sull’isola del tesoro, incontra un vecchio pirata. Costui, pur possedendo da tempo il tesoro, desidera ancora qualcosa: un pezzo di parmigiano!

 

Non è venuta voglia anche a voi di visitare Bibbiano e di gustare qui un pezzo di parmigiano? Fatecelo saper nei commenti

                                                      Articolo di Carolina Cardone

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