
A due passi da quello che è il monumento simbolo di Roma per eccellenza, il Colosseo, si erge l’imponente Arco di Tito. Quest’ultimo è un capolavoro indiscusso dell’arte romana e si tratta del monumento-simbolo dell’epoca flavia. L’Arco di Tito presenta importanti innovazioni in campo architettonico-strutturale e anche in quello artistico-scultoreo.
La vastità di monumenti presenti nella Città Eterna è a dir poco sorprendente e oggi ci immergeremo alla scoperta di uno di questi. Meta obbligatoria per tutti i turisti che visitano a Roma in quanto a due passi dal celebre Anfiteatro. Ma L’Arco di Tito non ha nulla da invidiare al Colosseo. Scopriamo perché!
Il Foro Romano
L’Arco di Tito si trova alle pendici di uno dei sette colli di Roma, per la precisione, del Palatino, nella parte orientale del Foro Romano.
Con l’espressione “Foro Romano” s’intende l’area archeologica circoscritta fra il Palatino, il Colosseo, il Campidoglio e Via dei Fori Imperiali. Si tratta di quello che al tempo degli antichi romani, era il punto nevralgico della città, sia sotto il profilo economico, che religioso.
Il Foro Romano non perse la sua importanza per molti anni in avvenire, infatti fino all’età medievale fu sede di importanti istituzioni e sede di eventi che influenzarono le basi politiche, culturali, filosofiche e giuridiche dell’intero Occidente.
Una fase di declino si ebbe nell’età tardoantica, ma a fine Ottocento il Foro Romano tornò in auge grazie agli studi storico-archeologici del tempo. Così divenne piano piano il luogo che conosciamo oggi: uno dei siti archeologici più visitati non solo in Italia, ma nel mondo intero.
Storia dell’Arco di Tito
L’Arco di Tito venne commissionato dall’imperatore Domiziano, l’ultimo della dinastia Flavia, per ricordare suo fratello Tito e per celebrare il suo trionfo nella guerra giudaica avvenuta nel 70 d.C.
A lato dell’Arco, verso il Colosseo, si può leggere una scritta in latino che, tradotta in italiano, è la seguente:
«Il senato e il popolo romano
al Divo Tito Vespasiano Augusto,
figlio del Divo Vespasiano.»
Nel 69 d.C., Vespasiano tornò a Roma per reclamare il trono, mentre Tito era rimasto in Giudea, per porre fine alla rivolta. E così fu: Gerusalemme fu saccheggiata e il tempio distrutto. Al suo ritorno, nel 71 d.C., Tito venne accolto a Roma in trionfo.
Un’imponente opera architettonica
L’Arco è a un solo fornice e in marmo pentelico, si differenzia rispetto agli archi dell’epoca augustea grazie alla sua imponenza.
A causa di uno scavo postumo, si possono vedere le fondazioni sospese dell’arco. L’obiettivo finale di questi scavi era riportare alla luca la pavimentazione presente in epoca augustea, ma in questo modo venne eliminata la pavimentazione che c’era al tempo dell’arco.
La maggior parte delle decorazioni sono conservate sul lato che dà verso il Colosseo e vi sono quattro semicolonne in marmo sulla facciata.
Sul lato sinistro si possono osservare dei bassorilievi di persone che trasportano degli oggetti: trombe d’argento, candelabri a sette braccia e la mensa dell’arca dell’Alleanza. Si tratta delle opere trafugate da Tito nella campagna contro gli Ebrei. Oltre a questi, possiamo scorgere anche altri uomini, i quali portano dei cartelli: probabilmente sopra di essi erano incisi i nomi delle città conquistate durante la guerra giudaica.
A destra vediamola Porta Trionfale, che si trova nel Foro Boario, dove avvenne l’inizio della cerimonia del trionfo. A destra dell’arco, invece, potrete osservare la quadriga utilizzata da Tito, che viene preceduta dalla dea Roma, che conduce dei cavalli. Alle spalle di Tito, vi sono la Vittoria, un giovane a torso nudo e un anziano. Gli ultimi due sono le personificazioni del Popolo e del Senato. L’uomo anziano, infatti, veste una toga, indumento simbolo dei senatori romani. In secondo piano, si possono scorgere tante teste e fasci littori, le quali stanno a rappresentare l’affollamento dei magistrati dietro al vincitore.
Per quanto riguarda la volta, l’arco presenta una volta a cassettoni, dove è rappresentato Tito trasportato in cielo da un’aquila. Questa era una rappresentazione tipica del tempo, in quanto gli imperatori venivano divinizzati e l’aquila era colei che li portava in cielo.
Accanto all’Arco di Tito: il celebre Colosseo!
Meta imperdibile per ogni turista che visita a Roma è senz’altro il Colosseo! Si trova accanto all’Arco di Tito ed è il più grande anfiteatro del mondo! L’Anfiteatro Flavio comincia ad essere chiamato Colosseo non subito, ma dall’epoca del Medioevo. Ma da cosa deriva questa parola? Come molti termini, viene dal latino “colosseum” che significa “colossale”…Aggettivo decisamente appropriato per il monumento!
Presto divenne simbolo della città imperiale, espressione di un’ideologia in cui la volontà celebrativa giunge a definire modelli per lo svago e il divertimento del popolo.
L’edificazione del Colosseo fu conclusa da Tito che si occupò anche della sua inaugurazione, avvenuta nell’80 d.C. La struttura esprime imponenza ed è simbolo delle concezioni architettoniche romane della Prima Età Imperiale.
Come raggiungere l’Arco di Tito?
L’Arco di Tito si trova accanto al Colosseo d è facilissimo raggiungerli a piedi! In una città come Roma, è sconsigliabile prendere la macchina… Nel centro ci sono molte zone ZTL, traffico e difficoltà nel trovare parcheggio. Vi basterà prendere la metro B e scendere alla fermata “Colosseo”. La metro è una scelta ideale per chi vuole ammirare la Città Eterna perché dal Colosseo è possibile fare un bel percorso a piedi che vi consentirà di esplorare tutto il centro, oppure se preferite potrete prendere la metro e spostarvi fra le varie fermate. La metro B vi consentirà di scendere davanti al Colosseo, ma è la metro A quella “turistica”. La metro A infatti percorre tutte le mete turistiche celebri di Roma. Qualche esempio? Piazza di Spagna, Piazza Barberini, Piazza del Popolo, i Musei Vaticani, la Basilica di San Pietro… Vi ho convinto?
E voi avete avuto la possibilità di trovarvi di fronte all’imponente Arco di Tito? Quali monumenti avete visitato a Roma? Fatecelo sapere nei commenti!
Articolo di Teresa Medori
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